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Albero Legale: alberi di confine_2

Distanze legali, ultime considerazioni

 

albero legale 2

 

 

A completamento delle riflessioni già espresse nel precedente articolo in merito alla distanza legale degli alberi dai confini e alla loro classificazione, può risultare interessante affrontare alcuni aspetti della medesima problematica sotto il profilo dal punto giurisprudenziale piuttosto che normativo.

 

Le regole dettate dall’art 892 c.c., pur essendo sostanzialmente finalizzate a impedire l’occupazione del fondo altrui da parte delle radici e delle fronde degli alberi posti in prossimità del confine, sono implicitamente dirette anche a determinare lo spazio ragionevolmente occorrente a ciascun tipo di pianta, in relazione alla dimensione del fusto, di espandere liberamente le proprie radici e fruttificare.

Pertanto, anche quando non esiste un vero e proprio confine tra due fondi che addirittura facciano capo al medesimo proprietario, “le dette norme trovano applicazione in via analogica come parametro per determinare la distanza minima tra fabbricato e piante preesistenti” (03/3289).

 

In merito alla problematica della classificazione operata dal legislatore tra piante ad alto fusto e non, oltre che siepi, arbusti, viti, etc. secondo giurisprudenza costante occorre considerare l’altezza che l’albero potrà raggiungere a maturità e non quella raggiunta al momento della valutazione.

Vanno quindi classificati da “alto fusto” anche gli alberi il cui tronco, per la giovane età o per il ritardato sviluppo, non abbia ancora oltrepassato l’altezza di tre metri.

 

Ai fini della determinazione della distanza, ex art 892 c.c., ove sorge la controversia sulla rilevanza da attribuire all’altezza di una pianta, occorre quindi accertare se essa sia stata determinata da un sistema di coltivazione e di potatura razionalmente praticato sin dal momento della messa a dimora e con il preciso intento di imprimere alla pianta forma e dimensioni anche parzialmente diverse da quella che avrebbe assunto in base alle sue caratteristiche naturali.

 

In altre parole, se detta altezza sia stata determinata da una pratica colturale irrazionale o casuale e tale da incidere solo temporaneamente sulle dimensioni in generale e sull’altezza in particolare (81/6348).

 

Non ha quindi rilevanza il comportamento del proprietario che esegua potature irrazionali al fine di non far oltrepassare al tronco e alle branche principali l’altezza di tre metri poiché, in tal caso, la modesta altezza degli alberi è destinata a venir meno qualora le piante assumessero le loro dimensioni “naturali”.

 

Con riguardo poi all’osservanza delle distanze legali ex art 892 c.c. in presenza di un muro divisorio posto al confine tra due terreni, a prescindere che esso sia in comune o meno tra i due confinanti, giurisprudenza costante ritiene che le distanze previste all’art.892 c.c. non devono essere osservate, a condizione che le piante siano potate in modo da non superare l’altezza del muro.

 

Bisogna ricordare che il muro sul confine può essere alto fino a tre metri (art. 878 c.c.); se però si ha dritto di tenere sul confine un muro di maggior altezza, anche le piante possono essere fatte crescere vicino ad esso fino alla sua altezza. La presenza di altro tipo di recinzione (rete, filo spinato, staccionata) non incide sulle distanze in esame.

 

La ratio della norma è appunto quella di nascondere le piante stesse alla vista del vicino che, in tal modo, non subisce la diminuzione di aria, di luce e di veduta panoramica.

 

Anche la recente sentenza della Cassazione datato 01.08.2008 n°21010, ha ribadito che “le prescrizioni relative alle distanze legali degli alberi e delle piante dal confine, stabilite nei primi tre commi dell’art 892 c.c., non devono essere osservate quando sul confine esista un muro divisorio e le piante non lo superino in altezza, in quanto, in questo caso, il vicino non subisce la diminuzione di aria luce e veduta”.

autore: Avv. Simona Gautieri –  email: simonagautieri@alice.it – Twitter: SimonaGautieri

 

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Commenti

  1. by gian luca on aprile 20th, 2012 at 19:34

    in caso di albero in zona vincolata posto a distanza non regolamentare il comune/soprintendenza può negare la richiesta di abbattimento o di potatura “drastica” sollecitata dal vicino?

  2. by Simona on aprile 22nd, 2012 at 23:35

    Può a meno che non ricorra una delle seguenti ipotesi:
    per evitare il danneggiamento di opere esistenti, sia pubbliche che private
    per accertata compromissione dello stato vegetativo
    per inderogabili esigenze di pubblica utilità o incolumità.

  3. by Giovanni Poletti on aprile 23rd, 2012 at 22:06

    una volta tanto qualcosa leggermente a favore della tutela degli alberi

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