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Analisi stabilità degli alberi torinesi | 26

I limiti degli strumenti, la libertà dei valutatori

Via Plava - Tigli

 

data: giovedi 14 luglio

presenze: Giovanni Poletti, Massimiliano Demi

luogo: Via Plava

attività: analisi visive, analisi strumentali, incontro tecnico con il Comune

 

Il programma concordato aveva fissato alle 8,15 l’inizio del lavoro con il termine “pienamente operativi”.

Chi prima arriva rifinisce i materiali in uso di lì a poco e, con il primo saluto della giornata, avvisa il collega sulla disponibilità di parcheggi ove egli stesso ha fatto sosta. Oggi il più celere è Poletti ma Demi alle 8,10 risulta irraggiungibile.

I ripetuti tentativi di chiamata non danno buon esito e questo desta un po’ di preoccupazione. Alle 8,25 il collega risponde un po’…stralunato. Complice la fatica, aveva semplicemente ceduto pesantemente a Morfeo.

 

Nell’attesa, Poletti decide di arricchire la sempre utile documentazione fotografica (il Diario!) a ricordo di via Plava: dopo 45 minuti circa entrambi i valutatori sono all’opera.

 

Alle 10,15, come da noi esplicitamente richiesto, arriva il tecnico del Comune. L’intento è di condividere le scelte arboricolturali effettuate in tema di potature e abbattimenti.

 

Per molteplici motivi le Pubbliche Amministrazioni tendono ad essere abbastanza conservative in materia di alberature per cui gli abbattimenti debbono essere valutati con la massima attenzione, a maggior ragione quando sono decretati con l’analisi visiva.

 

Tecnicamente i Tigli (Tilia hybrida) posti all’attenzione del tecnico incaricato non risultano prossimi a un cedimento immediato ma, a giudizio dei valutatori, sono soprattutto irrecuperabili con interventi di potatura corretti: lo scarso vigore vegetativo, la diffusa presenza di seccumi in chioma, le branche secche, le necrosi corticali diffuse, la notevole asimmetria della chioma, la presenza di carpofori secondari sono alcuni degli elementi rinvenuti su queste piante.

 

Nello specifico, giova ricordare che nessuno degli elementi prima elencati, se misurabile/misurato con il Resistograph, avrebbe potuto essere risolutivo per l’abbattimento.

Uno dei molteplici casi in cui l’uso dello strumento non è e non deve essere esaustivo per la valutazione di un albero.

Per essere certi che l’abbattimento degli alberi senza l’ausilio di prove strumentali non avrebbe generato perplessità nella committenza, è stato quindi richiesto l’incontro odierno.

 

Astraendoci momentaneamente dallo specifico contesto torinese è possibile affermare che il problema ha una portata più ampia in tema di analisi di stabilità degli alberi poichè, sebbene al Professionista venga richiesta una diagnosi conclusiva, troppo spesso “a prescindere” viene richiesto (imposto?) l’uso di strumenti a suffragio della decisione. Difficile, se non impossibile ipotizzare una analoga situazione in campo medico, in cui il paziente impone ciò allo specialista.

 

In realtà è il professionista che in totale autonomia dovrebbe decidere la modalità di indagine: se a suo giudizio gli elementi raccolti sono sufficienti a determinare la diagnosi nessuno può contestare questa decisione. Diversamente, in sede di discussione del risultato acquisito (o nella sempre poco gradita controperizia), si potrà entrare nel merito della decisione stessa ovvero contestando l’abbattimento o il mantenimento dell’altro ma non il mancato uso o la scelta di un determinato strumento diagnostico.

Quest’ultima affermazione apparentemente sembra cozzare contro quello che è il metodo codificato di analisi più diffuso ovverossia il VTA (Visual Trees Assessment) che prevede un uso sequenziale di strumenti ben definiti, di cui il Resistograph è l’ultimo anello.

 

Si tratta questa di un’interpretazione molto “ortodossa” in quanto ormai risulta essere diffuso il ricorso da parte dei Valutatori a strumentazioni ausiliarie acclarate (tomografo ultrasonico, martello a impulsi, prove di trazione per citarne alcune) magari a scapito di strumenti “codificati“ (ad esempio il succhiello di Pressler) o, ancora, a pratiche arboricolturali di carattere straordinario sugli apparati radicali quale l’escavo a risucchio d’aria – Suction Excavator – o le scoperture con aria compressa – Air Spade, in grado di fornire preziosi dati aggiuntivi per la formulazione della diagnosi conclusiva.

Sta di fatto che l’uso cautelativo della strumentazione è sempre più richiesto svilendo, in buona sostanza, la figura del valutatore.

 

Rientrando nella cronaca della giornata, l’esposizione dei fatti ha sostanzialmente trovato d’accordo anche il tecnico comunale che ha condiviso la scelta di abbattere gli alberi senza senza la necessità di accedere alla fase strumentale.

 

Un analogo confronto è poi avvenuto su altri Tigli che molti anni addietro avevano subito un mutilante intervento di capitozzatura con conseguente disordine dell’architettura rameale. Dalla sezione di taglio si sono sviluppati dei vigorosi polloni che negli anni si sono evoluti in branche primarie, spesso accomunate anche da fenomeni di corteccia inclusa, con caratteristiche generali ben diverse dalle branche primarie vere e proprie.

In pratica dopo un capitozzo sullo stesso albero coesistono due porzioni con caratteristiche morfologiche e fisiologiche ben distinte: in pratica si tratta di due alberi diversi con i conseguenti squilibri che questo fatto comporta.

 

Ad aggravare la situazione è il frequente insediamento di funghi agenti di carie sulle sedi di taglio per cui il risultato finale è il vigoroso, oltre che numeroso, accrescimento di polloni su porzioni di legno progressivamente indebolite dall’azione cariogena dei funghi e quindi con aumento del rischio di rottura dei medesimi.

 

In questo caso i valutatori Giovanni Poletti e Massimiliano Demi hanno prescritto interventi di potatura talora molto severi che indubbiamente meritavano un confronto preventivo con l’Amministrazione.

Anche in questo caso, fornite le motivazioni e il percorso logico che le aveva generate, la prescrizioni sono state informalmente accettate.

 

Dopo il “tour” arboricolturale durato quasi due ore e la successiva pausa pranzo, sono state eseguite analisi visive e strumentali fino al termine della giornata lavorativa avvenuta intorno alle 20.15

 

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