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Analisi stabilità degli alberi torinesi | 11

Un approfondimento sulla valutazione di stabilità degli alberi – 2a parte

lavori su piante, segnaletica

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[…segue dal precedente articolo]

In termini pratici, cosa significa eseguire una valutazione di stabilità di un albero?

Il primo passo fondamentale è l’identificazione unica e inequivocabile dell’albero. Ciò si concretizza attribuendo un codice numerico o alfanumerico e dichiarando il preciso criterio adottato per la sua attribuzione.

Fatto ciò e raccolti gli elementi biometrici (diametro, altezza etc.), l’analisi vera e propria può iniziare raccogliendo quante più informazioni possibili rispetto al passato, talvolta remoto, e al presente dell’albero in questione. Testimonianze orali e scritte, tutto può servire per creare uno archivio storico quantomai utile per interpretare i dati che via via rinverremo. Si analizza poi il sito d’impianto e in questa fase può essere utile eseguire analisi del terreno, dell’acqua, si valuta la presenza di servizi sotterranei e il soprassuolo: le eventuali variazioni artificiali del piano di campagna (normalmente inteso come apporto artificiale di terreno sul livello originario), si ricercano, fessurazioni, affioramenti anomali delle radici; già in questa fase il rinvenimento di carpofori assume un ruolo di rilievo. Talora ci si spinge all’esecuzione di scoperture dell’apparato radicale dal terreno con tecniche a risucchio o di soffiaggio con aria compressa, entrambe molto efficaci nel garantire l’incolumità delle radici. Poiché richiedono allestimenti cantieristici complessi sono usate in casi molto particolari.

A partire poi dal colletto e proseguendo lungo il fusto, la corona e la chioma, si andranno a cercare tutti quegli elementi del “linguaggio corporeo degli alberi” in grado di fornire utili indicatori di eventuali anomalie interne relative alla sua statica, non necessariamente alla sua vitalità. Un albero può essere assolutamente pericoloso anche se apparentemente ben vegetato.

In particolare nella zona del colletto, ovvero il delicato confine tra lo sviluppo entro e fuori terra di qualsiasi albero, il braccio di leva dell’albero è massimo e sui contrafforti (strutture di sostegno che l’albero privilegia per il suo sostentamento) vengono generalmente applicate le strumentazioni di diagnosi.

E’ importante osservare criticamente, da più angolazioni, tutto ciò che si offre alla nostra vista. Modalità e vigoria di accrescimento, forme, inclinazioni, sbilanciamenti, presenza, quantità e distribuzione di ferite, cicatrici, seccumi, cavità, carie, forme patogene cariogene e non, essudati, oltre alla quantità di massa fogliare, sua distribuzione, colorazione e dimensione… Insomma si cerca di osservare davvero TUTTO raffrontandolo idealmente con una situazione di albero “normale”.

Quanto visto trova ordinata disposizione in una scheda, normalmente definita come “scheda visiva” o “di analisi visiva”.

A questo punto se quanto osservato è sufficiente verranno indicati gli eventuali interventi manutentivi, spiegando dettagliatamente cosa fare, quando farlo, come farlo e…perchè dovrà essere fatto. Come atto finale verrà indicata con una lettera la “Classe di Propensione al Cedimento” che in buona sostanza riassume in sè quanto visto, oltre al turno temporale di ricontrollo.

Diversamente se il valutatore ritiene necessario procedere con approfondimenti diagnostici, gli interventi e la classe di rischio non saranno inseriti nella scheda visiva ma al termine delle osservazioni inserite nella “scheda strumentale” o di “analisi strumentale”. Qui si indicheranno tipologia dello strumento, punti anatomici dell’albero in cui è stato applicato e ogni altro elemento che sia parte integrante dell’analisi strumentale e che permetta tra l’altro di circostanziare a posteriori l’analisi effettuata. Non di rado, proprio in questa fase molti valutatori ricorrono all’uso di bozzetti grafici che riportano la localizzazione dei caratteri salienti: cavità, carpofori, inclinazioni, scavi, danneggiamenti, presenza di manufatti etc.

Da ultimo va ricordato che essendo ogni sistema-albero un elemento unico e a se stante rispetto ad altri simili, necessita sempre di valutazione personalizzate.

Anche le valutazioni dei referti strumentali è quindi quanto mai opportuno che vengano eseguite in campo, proprio davanti all’albero stesso, al pari delle valutazioni sui possibili interventi arboricolturali da adottare.

Al termine di questa fase (che può necessitare anche dell’uso di più strumenti e metodiche) si stila la diagnosi prescrivendo interventi e tempistica di ricontrollo, al pari di quanto rilevato per la sola scheda visiva.

Come atto finale, tutta la mole di materiale raccolto, comprese le indispensabili fotografie, costituirà il corredo di una Relazione Tecnica firmata (e timbrata) da un Dottore Agronomo o Dottore Forestale che oltre a quanto detto fornirà anche spiegazione esaustiva del metodo di analisi.

E’ quantomai opportuno sottolineare che se il mero incarico inerente la valutazione di stabilità di un albero si conclude con la consegna dell’elaborato tecnico, è proprio da quel preciso momento che decorre la responsabilità (civile e penale) del Professionista, mediante un’assunzione diretta del rischio in merito a crolli o cedimenti inattesi dell’albero indagato, ovviamente per il periodo indicato nella Relazione Tecnica ma…24 ore su 24 per 365 giorni all’anno…
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Commenti

  1. by federica toselli on marzo 17th, 2011 at 23:03

    …….Grazie ancora per le informazioni……..

  2. by Giovanni Poletti on marzo 18th, 2011 at 10:52

    A maggior ragione di questi tempi, cerco di aggiungere valore al mio lavoro e di fare la mia parte quando di parla di “educazione”.
    Il lavoro, per ovvie ragioni, deve avere un ritorno economico, aggiungo pure soddisfacente; in caso contrario sarebbe beneficienza o sfruttamento, a seconda da che parte lo si considera.
    Ma c’è un lato sociale che dà un’ulteriore spinta al mio operato, indifferentemente che sia rivolto al pubblico o al privato: la cura di un albero o il miglioramento di uno spazio verde è un indubbio beneficio per tutti.
    Del resto il motto (o il pay-off) di doc green è …”Forma il tuo Verde” dove “forma” assume anche un significato di informazione ed educazione, oltre che pratico.

  3. by rita on marzo 20th, 2011 at 13:19

    Gli alberi sono elementi fondamentali nella nostra vita… segnano le stagioni, ci danno emozioni, ci fanno guardare il cielo ogni volta che ne fotografiamo la chioma…
    Jacques Prévert (poeta che adoro)ha scritto molte poesie sugli alberi, ne cito una delle tante: Quello che pianterà un albero segreto non vedrà il suo nome inciso su nessuna facciata… ma i passanti senza saperlo gli saranno riconoscenti….
    Questi diari di bordo sono molto interessanti, anche per persone incompetenti come me… utili per conoscere e capire…
    Grazie per darmi l’occasione di approfondire un argomento davvero importante.
    Grazie anche a te…gli alberi continueranno a vivere in tutto il loro splendore…
    Rita

  4. by luca on marzo 25th, 2011 at 13:43

    Mi interessava un approfondimento circa la valutazione di stabilità delle palme (VPA). Su di esse l’approccio deve inevitabilmente essere differente, vista la natura strutturale e le caratteristiche di platicità delle fibre differenti rispetto alle piante arboree. Come valutare correttamenti i segni esterni come le cavità? quali strumenti sono più idonei (resistografo o tomografo)? Che bibliografia mi consiglierebbe per approfondire queste tematiche a partire proprio dallo studio delle loro caratteristiche morfologiche e meccaniche?
    Grazie, Luca.

  5. by Giovanni Poletti on marzo 25th, 2011 at 14:59

    Doverosamente, premetto che la la valutazione di stabilità delle palme è una attività che non eseguo con la stessa frequenza di quella “tradizionale” su latifoglie e conifere.
    Detto ciò ero presente anche all’ultimo Dies Palmarum a Sanremo, proprio per cercare di apprendere le esperienze altrui in questa direzione e il campo si cinfermava ancora incerto in merito all’efficacia dei metodi. Più o meno recentemente, al VTA, è stato introdotta appunto la “variante” VPA, Visual Palm Assessment, proprio per cercare di colmare le lacune metodologiche. Il Resistograph offre risultati altalenanti in quanto spesso il tracciato che restituisce è non di rado troppo “piatto”, ovvero poco contrastato. A livello di dettaglio e quantità di informazioni restituite sui referti, migliore è il tomografo. In alternativa e/o in aggiunta ritengo possa essere efficacemente usato anche il metodo SIA/SIM. In realtà , nulla impedisce di associare i vari metodi tra loro.
    L’interpretazione della possibile presenza di cavità fa parte di quei problemi cui si deve ancora trovare una concreta soluzione e al momento resta abbastanza indeterminata.
    Sulla bibliografia può consultare : Moya S.B., Plumed S.J., Littardi C. 2003 La potatura delle palme ornamentali, biologia, ecologia, gestione.- Comune di Sanremo in collaborazione con Centro Studi e ricerche di Sanremo oppure rivolgersi direttamente al Centro facendo riferimento al Dott. Claudio Littardi promotore, tra l’altro, proprio delle varie edizioni del Dies Palmarum.
    Spero di esserle stato un pò d’aiuto.

  6. by Luigi on gennaio 23rd, 2014 at 21:58

    Salve, ci sono anche i periti agrari tra i professionisti abilitati alla redazione di tali relazioni tecniche? O possono solo gli agronomi? Grazie Luigi da Roma

  7. by Giovanni Poletti on gennaio 31st, 2014 at 18:06

    Una circolare del CONAF attribuisce ai Dottori Agronomi/Forestali tali competenze.
    L’argomento è molto dibattuto comunque.

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