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Analisi stabilità degli alberi torinesi | 10

Un approfondimento sulla valutazione di stabilità degli alberi – 1a parte

lavori su piante, segnaletica

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L’albero è un organismo vivente che reagisce agli stimoli cui è sottoposto. Nella valutazione fitostatica è quindi errato analizzare separatamente le parti che lo compongono, tant’è che si parla correttamente di sistema-albero.

Questo sistema può definirsi in equilibrio se in virtù di una corretta conformazione fisica riuscirà a dissipare senza danni le forze che su di esso vengono applicate, su tutte, il vento.

Semplificando, sotto il profilo statico, il sistema–albero agisce come segue: il vento (o qualunque altra forza-peso) agisce prevalentemente sulla chioma imprimendole una forza che le foglie in parte dissipano e in parte raccolgono trasferendola poi alla complessa architettura rameale. Questa energia per contiguità sarà trasferita prima al fusto e poi alle radici che, tramite infinite diramazioni, provvederanno a disperderla definitivamente nel terreno circostante.

Compito del valutatore è verificare l’efficienza, o per meglio dire l’eventuale presenza di inefficienze, di questa catena.

Il metodo VTA (Visual Tree Assessment) è un metodo sviluppato dal fisico tedesco Claus Mattheck che sulla base di studi scientifici sviluppati presso il Centro di Ricerche Nucleari di Karlsruhe (D) ha dimostrato che i difetti statici interni di un albero sono solitamente legati a sintomi esterni che possono essere opportunamente codificati al punto che si parla di “the body language of trees – il linguaggio corporeo degli alberi”. La codifica di tali sintomi costituisce una delle parti più delicate dell’analisi.

Il metodo VTA è basato sull’assioma della tensione costante, in base alla quale l’albero cresce e si sviluppa in modo da garantire una regolare e omogenea distribuzione delle forze sulle sue diverse parti. Un albero esente da difetti non ha aree della sua struttura in sovraccarico; se questa condizione ottimale risulta alterata, per la presenza di una carie o un’inclinazione del fusto, l’albero produce legno di reazione nelle zone sofferenti, determinando un rinforzo mirato della struttura. Questa formazione di materiale di riparazione può pertanto essere considerata come sintomo della presenza di difetti meccanici e fisici all’interno dell’albero.

In buona sostanza il grande merito di Mattheck sta nell’aver coniugato, in campo arboricolturale, discipline estranee tra loro quali la biologia e la statica, creando i fondamenti per la biomeccanica. I suoi studi, assieme a quelli sull’anatomia e la fisiologia degli alberi condotti del compianto Alex Shigo, sono il pane quotidiano di chi opera nel campo della fitostatica.

Unitamente al contributo per la definizione dei meccanismi della biomeccanica Mattheck ha affiancato lo sviluppo di strumenti tutt’ora ampiamente diffusi come il Resistograph. Al pari delle metodologie alternative al VTA come il metodo SIA/SIM (Statics Integrated Assessment/Statics Integrated Method), questo strumento non rappresenta oggi l’unica soluzione disponibile esistendo, per esempio, il tomografo ultrasonico (che però non è inserito nel percorso diagnostico VTA). A ciò si aggiunge che lo stesso Resistograph, commercializzato in diversi modelli, può contare su prodotti similari di altre marche.

Un valutatore ben formato e informato dovrà quindi conoscere pregi e limiti di teorie e attrezzature diagnostiche, nel preciso intento di preservare (o meglio, gestire) l’albero indagato nella sicurezza di persone e cose.

Se correttamente utilizzati gli strumenti dovrebbero dare una conferma quantitativa a un problema già individuato durante la fase visiva: l’individuazione di una carie è poi quantificata nella sua estensione con l’uso dello strumento diagnostico. Qualora però i sintomi siano minimizzati al punto da non essere riconoscibili esteriormente o persino assenti, l’applicazione del metodo VTA al sistema-albero (in realtà ciò vale per la valutazione di stabilità in generale) è più che mai affidata alla “sensibilità” del valutatore che dovrà fare leva sulla propria ampia esperienza, nella consapevolezza che, anche a posteriori, possa essergli richiesto di motivare oggettivamente le proprie scelte.

E’ indubbio comunque che Mattheck, creando un percorso diagnostico arboricolturale codificato, abbia progressivamente influenzato in moltissimi Paesi un diverso approccio giurisprudenziale in merito al modus operandi della gestione degli alberi presenti nelle aree urbane. Pariteticamente ha maturato la professionalità del valutatore di stabilità degli alberi e la consapevolezza che il mancato rilievo di un’anomalia possa creare una situazione di pericolo corrispondente alla propensione al cedimento di un albero o di sue parti oppure, in termini statistici, alla probabilità che si verifichi un cedimento: questo è ciò che si valuta con l’analisi visuale associata, eventualmente, all’analisi strumentale.

Il rischio, invece, è formato dal prodotto tra la pericolosità insita nella pianta (la propensione al cedimento appunto) e la vulnerabilità del luogo di potenziale caduta quindi: dalla relazione che lega la probabilità del verificarsi di un evento pericoloso ai danni che questo può provocare alle persone e ai manufatti.

Per semplificare, l’albero può essere più o meno pericoloso mentre l’uomo (od i suoi beni) sono i soggetti a rischio in quanto, al realizzarsi del pericolo, possono subire dei danni (per cui non si deve parlare di “rischio di caduta piante” o di “rischio di crollo” ma di “pericolo di caduta” e di “pericolo di crollo”).

Va anche però sottolineato che l’analisi di stabilità degli alberi, per quanto accurata, non può azzerare i pericoli ed eliminare rischi che derivano dalla presenza di un albero in un determinato sito. L’albero è un sistema complesso e fallibile, inserito in contesti ambientali non controllabili dove il vento che lo investe, in relazione alla sua intensità e direzione, può portare a sollecitazioni inaspettate, provocando anche rotture e schianti in alberi sani.

Trattandosi di materiale vivente e non di un manufatto artificiale, il discorso va affrontato in termini probabilistici. Compito del valutatore è ridurre queste probabilità al numero più basso possibile avendo ben presente la molteplicità di valori di cui ogni singolo albero è portatore.

[…continua nel prossimo articolo]
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Commenti

  1. by federica toselli on marzo 17th, 2011 at 23:01

    Sarò breve, o per lo meno questo è l’intento: la spiegazione è esauriente , da manuale, che spiega con esattezza cosa sia la valutazione di stabilità degli alberi, argomento non di facile trattazione, soprattutto per chi come me, non l’ha mai affrontata, lavorativamente parlando e per questo meriti ancora un elogio.
    Il diario di bordo è l’espressione della tua professionalità e della tua voglia di rendere partecipe chiunque a questo lavoro.
    Grazie ancora!

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