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Nuovo convegno sul Punteruolo Rosso

Vera emergenza

Esperti di livello internazionale si sono confrontati in un convegno a San Felice Circeo (LT) per discutere sulle armi sin qui a disposizione per sconfiggere il temibile Rhynchophorus ferrugineus – coleottero meglio noto come ‘Punteruolo rosso’ -responsabile della distruzione delle palme in mezza Italia. A tener banco l’esperienza maturata nel mondo arabo, dove il rischio di estinzione della palma da dattero ha costretto istituzioni, agronomi e ricercatori a darsi da fare per non vedere distrutto un patrimonio ambientale ed economico – 24 milioni di dattilifere – senza eguali.

Tirando le somme della due giorni sanfeliciana emerge come la vera difficoltà nella lotta al punteruolo rosso sia determinata dalla scarsa collaborazione tra istituzioni ed altri soggetti in grado di risolvere realmente il problema della terribile infestazione. Ciò accade perchè, troppo spesso, a prevalere sono interessi ulteriori, economicamente significativi come vedremo tra poco. Ed in questo contesto si combattono i vari ‘alchimisti’, taluni gelosi delle proprie sperimentazioni, altri più prosaicamente interessati al risultato, e che con pochi euro combattono la loro battaglia. Mentre il business fa passi da gigante alimentato da persone senza troppi scrupoli.

Intorno alla distruzione delle Palme si è sviluppato un business sempre più esteso. Sostituire una Canariensis morta con una buona – ma che potrebbe morire in poco tempo- può costare anche 10mila euro. Per una pianta malata, poi, ogni singolo trattamento (ed in un anno ne potrebbero servire dai sei agli otto) varia da un costo di 10 sino ad oltre 60 euro. Parliamo di un ‘listino’ ufficioso che può variare di zona in zona, ma che rende bene l’idea. Smaltire una palma nel ‘bio trituratore’ (parliamo di un rifiuto speciale) può costare anche 150 euro a metro lineare. Altro costo è quello per taglio e trasporto di un albero deceduto: per un fusto di cinque metri, rami compresi, taglio e trasporto si aggirano sui 500 euro. Altro fenomeno poco conosciuto è quello dello smaltimento illegale: un privato – ma anche un ente- che non voglia saperne più nulla della sua palma malata spende circa 500 euro per farsela portare via da ditte senza scrupoli. Dove vada a finire quel rifiuto, poi, resta un mistero. Anche se a Latina sono cominciati i primi sequestri di aree dedicate allo stoccaggio di palme senza nessun criterio, contribuendo ulteriormente all’infestazione. Insomma, approfittando della poca attenzione di molti enti locali, e della confusione normativa, c’è chi fa i soldi anche con un banale, ma abbiamo visto resistentissimo, parassita che non ha minimamente voglia di smettere con la sua azione.

fonte: Corriere della Sera

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Commenti

  1. by federica toselli on maggio 20th, 2010 at 23:38

    Vedrai, vedrai che se il nostro parassita non ha la minima voglia di farsi parassitare (con le buone o con le cattive, cioè biologicamente e/o chimicamente)tanto meno qualche associazione della malavita organizzata, fiutata l’opportunità,non demorderà nel dirigere i propri interessi verso un problema spinoso. Basterà convincere qualche politico/amministratore accondiscendente privo di scrupoli per far piazza pulita delle Nostre povere palme, che nell’Italia meridionale hanno trovato il loro habitat favorevole; tutto il Sud-Italia ne è pieno e si darà avvio ad una nuova era economica del malaffare, se qualcuno non vi pone un fermo……..

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