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Il bosco del Po

Mille ettari di bosco perenne

Tornano i boschi fluviali nel tratto mantovano del Po. I primi duecento ettari nasceranno in sponda sinistra, nei Comuni di Sustinente, Serravalle a Po e Pieve, il cui confine in questa zona passa sull’altro lato del fiume. Si tratta quasi di una restituzione del maltolto. L’alveo del più grande fiume italiano è stato, infatti, letteralmente depredato della sua copertura verde. Dal dopoguerra ad oggi sono stati persi irrimediabilmente seimila ettari di foreste golenali, diecimila se si comprende il Delta, un uso del territorio profondamente errato.

«Vogliamo invertire questa tendenza – spiega l’assessore provinciale all’Ambiente Giorgio Rebuschi – ridare al fiume e all’ambiente del Basso Mantovano la fisionomia che aveva decenni fa. Le risorse non sono molte, ma abbiamo impegnato a fondo tutte le nostre energie per reperirle».

Nelle casse della Provincia sono arrivati oltre 3 milioni di euro di contributi, sui cinque necessari. Quanto basta per attivare l’avvio della forestazione nelle tre aree individuate: l’isola di Rodi, l’Isola Mafalda e una parte della Restara di Serravalle. L’ultima tranche di finanziamento, concessa dalla Regione sul capitolo dei Sistemi verdi è di oltre un milione che porta a 3 milioni e 123mila l’importo totale dei contributi. Il finanziamento consentirà di pagare le spese d’impianto e la manutenzione per i prossimi cinque anni. L’impegno sarà comunque di mantenere il bosco per almeno vent’anni.

«Un impegno generazionale – sottolinea l’assessore Rebuschi – perché vogliamo il ritorno dei boschi e non lo sfruttamento del territorio». Il terreno su cui sorgeranno i boschi è frutto delle prelazioni esercitate dalla Provincia in base alla legge Cutrera, una norma che offre a costo zero i terreni svincolati dagli affitti privati agli enti pubblici.

Nel tempo saranno impiantate 300mila piante (densità di 1.500 per ettaro) solo di specie locali come Salici, Pioppi neri e bianchi e Carpini a ricostruire quelle foreste che un tempo ricoprivano l’intera pianura.

I 1000 ettari di alberi sono un esempio di come si può rigenerare il fiume Po, ma non deve restare isolato.

Sono opere che hanno tutta solidarietà di chi ama il fiume e lo vuole sano, vivo, per continuare a forgiare l’umanità che abita le sue terre, come ha sempre fatto prima che invertissimo la tendenza. Sono battaglie pur piccole, ma indispensabili e dure, lo dimostrano le assurde opposizioni che incontrano a livello locale, spesso proprio da parte dei presunti paladini del locale -ma sempre meno isolate,: in grado di aprire brecce nelle coscienze e nel sentire comune. Del resto è ciò che avviene in tutta Europa: esempi virtuosi ci sono per i fiumi di Francia, lungo il Tamigi, per il Danubio. Rigenerare si può, non è una chimera, perché a ben vedere l’unico ostacolo è l’uomo, sempre lui.

fonti: Gazzetta di Mantova 25 gen 2010 – La Repubblica 19 gen 2010

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