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Forma il tuo Verde

Verde di facciata

Prato verticale?

Il raggiungimento di performances volte al risparmio energetico da parte degli edifici sono, in questo momento, una necessità ed un’opportunità. La necessità è imposta dalla legge e dovrebbe essere frutto della coscienza comune mentre le opportunità sono date dall’utilizzo di materiali e di tecniche innovative che necessitano forzatamente di specialisti del settore. In questa direzione, l’edilizia appare dominante su altri comparti, non ultimo per la maggiore incidenza sociale, talvolta inopinatamente, le viene attribuito.

Recentemente è apparsa la notizia della presentazione di un nuovo prodotto destinato alla coibentazione degli edifici, mediante una sorta di “cappotto” sulla struttura muraria originale e nato dall’incontro tra diverse esperienze del settore botanico ed architettonico per utilizzare l’erba come  rivestimento di facciata: 6. sesto punto di Tecology®. Tecnicamente si tratta di un rivestimento architettonico ventilato costituito da un pannello alveolare in polipropilene riciclato, modulare, di piccole dimensioni (60x40x6 cm) e di basso spessore che, utilizzando un sistema agronomico industriale brevettato, realizza “il prato in verticale” per rivestimenti architettonici.

Il sistema comprende: il pannello contenitore, le sottostrutture in alluminio adattabili a ogni costruzione e un sofisticato impianto di fertirrigazione integrato.

La Ditta costruttrice mette in risalto le caratteristiche tecniche e prestazionali dei pannelli contenitori ovvero la facilità e rapidità di montaggio/smontaggio, l’arrivo in cantiere degli elementi già inerbiti per un ottimale effetto estetico, il peso al mq 30 kg a pieno carico, lo spessore 60 mm del pannello, il sistema minimo 100 mm o superiore per inserimento isolamenti a cappotto, la divisibilità di ogni modulo contenitore e possibilità di ottenerne sottomoduli adattabili a qualsiasi esigenza di progetto, le caratteristiche meccaniche di lunga durata e resistenza al fuoco ed agli agenti chimici con un unico materiale costruttivo, le caratteristiche legate al mantenimento del materiale vegetale grazie alla comunicazione interna tra gli alveoli contenitori che ne favoriscono la stabilizzazione nel breve periodo, la possibilità di aggancio di altri materiali al pannello, la produzione industriale del pannello in materiale plastico riciclato e riciclabile, la produzione con processo industriale dei pannelli inerbiti, la manutenzione economica e semplificata.

Altri possibili campi d’applicazione, nel rispetto delle esigenze botaniche, sono i rivestimenti architettonici esterni su strutture nuove e pre-esistenenti impiegabili su tutte le tipologie progettuali, l’arredo urbano e le infrastrutture come barriere stradali antirumore e cortine murarie, la comunicazione pubblica e privata attraverso l’utilizzo dei moduli base che consentono, su progetto, la realizzazione di composizioni personalizzate.

Aspetto interessante e tutt’altro che trascurabile è la possibilità di stipulare contratti pluriennali di manutenzione ordinaria e straordinaria, on-site ed in remoto, finalizzati al mantenimento nel tempo dei tappeti erbosi, al controllo e alla regolazione dell’impianto di fertirrigazione, grazie ad un network di manutentori e alla consulenza di tecnici della Ditta costruttrice.

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La valutazione della soluzione proposta o di altre relative al Verde verticale, parietale o di facciata (che dir si voglia) non deve distogliere l’attenzione eludendo una domanda spontanea: siamo davvero pronti per simili proposte? Siamo in grado di allinearci a tali scelte? Sotto il profilo tecnico queste soluzioni rappresentano talvolta l’avanguardia raggiungendo lo scopo per cui sono state studiate ovvero un minor consumo di energia nel rispetto dell’ambiente, una dichiarazione che già di per sé suggerirebbe opportune riflessioni in tema di energia (come, quando), di sostenibilità (a carico di chi), di consumi (limitati, illimitati), di ambiente (cos’è nei fatti?), solo per dare qualche spunto.

MA, al di là di personali considerazioni relative all’efficacia di tali sistemi, è ferma convinzione che tutto ciò trovi una giustificazione morale ed economica se maturato all’interno di una sensibilità generale relativa al Verde ed alle esigenze ad esso correlate.

Per ciò che quotidianamente percepiamo, quanti alberi senza futuro per specie, qualità vivaistica, sede d’impianto o manutenzione errata dovremo ancora sopportare prima di poterci permettere un prato verticale?

Quante foglie dovranno cadere ancora, senza “sporcare”?

Quanti tentativi di prati (orizzontali) “all’inglese” dovremo vedere prima di poter aspirare a pieno titolo ad una facciata verde che non sia il risultato dell’edera o di un rampicante lasciato crescere più o meno consapevolmente sul lato di casa?

Quanto tempo ancora senza riconoscere una percepibile cultura, o almeno apprezzare una sensibilità diffusa, in tema ambientale?

La gestione del Verde è un argomento assolutamente serio e complesso che, per opinione di chi scrive, deve essere affrontato nelle grandi e nelle piccole cose, metodicamente e senza alcuno sconto, pena un impoverimento fisico e culturale di chiunque, presente o futuro.

fonte: architetti.com

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Commenti

  1. by doc green » Blog Archive » DOC GREEN al TG.com on febbraio 1st, 2010 at 11:48

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