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Forma il tuo Verde

Ad ognuno il suo albero

Alternative

A completamento di quanto scritto nell’articolo “A pensarci bene una questione non indifferente“, un articolo che integra quanto detto precedentemente a proposito dell’utilizzo degli “alberi di Natale” per le prossime festività e delle problematiche ad essi connesse. La possibilità di un acquisto diverso…esiste.

………”Quello brillante, maestoso, solenne, quello che i bambini di tutto il mondo cantano nella canzoncina di natale “O Tannenbaum…” e sognano carico di neve sopra e di regali sotto, quello è un Abies alba, abete bianco (in tedesco Tannenbaum, appunto), aghi verdi sopra e riflessi argento sotto, da favola. In Italia, come in Germania, è lui l’albero-di-natale. O lui o il più comune abete rosso, Picea Abies. Ne sono in arrivo tir carichi dai vivai specializzati, in Italia sono in Veneto, in Friuli e in Toscana, soprattutto sono in arrivo dai Paesi dell’Est, da Polonia e Romania, a prezzi inferiori naturalmente, “ma di qualità inferiore”, sostengono i nostri produttori. La partita si gioca in questi giorni, al ponte dell’Immacolata la maggior parte delle famiglie avrà già scelto e preparato l’albero. Le aziende specializzate del Casentino (zona di Arezzo) ne hanno pronti 2 milioni di esemplari e sperano di piazzarli tutti, ma sanno che dovranno fare i conti con i prodotti di importazione. La svedese Ikea, per esempio, solo per i negozi italiani quest’anno ne ha acquistati cinquantamila e la spesa l’ha fatta tutta in Polonia. Secondo la Coldiretti, «per il Natale 2009 in Italia si compreranno 6,5 milioni di alberi veri, per 140 milioni di euro. Il 90% arrivano dai vivai specializzati, gli altri sono cimali o punte di abete frutto della normale pratica forestale».

SCELTA ECOLOGICA

Nessun assalto ai nostri boschi, dunque. Ma l’idea di alberi coltivati e cresciuti per durare meno di un mese pare poco sostenibile. Dopo il trattamento natalizio, fra lucette, addobbi in plastica, neve spray e alla temperatura media di 23 gradi dei nostri torridi appartamenti, abeti bianchi e rossi hanno scarse possibilità di sopravvivere. Ago dopo ago, si svuotano nei salotti e quel che resta finisce a pezzi nel cassonetto. Nella migliore delle ipotesi, se viene organizzata una raccolta, diventano compost, fertilizzante. Alternative? Una, “ecologica”, ci sarebbe. Rinunciare al mitico Tannenbaum a tutti i costi e scegliere un albero della propria zona, che potrebbe resistere, dopo aver assolto gli obblighi natalizi. Potremmo addobbare una meravigliosa sughera, un corbezzolo che porta già in dote eleganti fiori bianchi e frutti coloratissimi, un viburno dalle bacche metalliche, un agrifoglio o un alloro.

Qualcuno già sta osando, e gli ambientalisti ringraziano. Spiega Enrico Pompei, responsabile del monitoraggio del patrimonio forestale italiano del Corpo Forestale: «Scegliere un albero di Natale che sia reinseribile nell’ambiente è un pensiero ecologicamente corretto, l’abete rosso però è adatto soltanto alle zone montane, dalla Liguria al Friuli, quello bianco va bene anche nel piano submontano, ma si potrebbero scegliere anche sempreverdi come l’agrifoglio o il ginepro montano, stesso discorso vale per le zone collinari e montane dell’Appennino. Per la zona litoranea invece sarebbero più indicati il corbezzolo, il viburno, il leccio, l’alloro e in Sardegna e nel litorale laziale anche la sughera. E andrebbero prese in considerazione anche specie legate all’agricoltura come l’olivo o le piante di limone, arancio, mandarino».

Quello che gli esperti sconsigliano è l’acquisto dell’abete fuori zona “tanto poi lo ripiantano”. Pessima idea, soltanto nel nostro giardino possiamo piantare quello che vogliamo. «I rimboschimenti si fanno con le specie tipiche e l’abete da noi è presente soltanto in alcune zone», precisano alla Forestale.

Ikea aveva proposto negli anni scorsi una campagna tipo “compra l’albero, riportalo in negozio dopo le feste e noi lo ripiantiamo” ma ha preferito sospenderla: «La sopravvivenza era minima, adesso gli alberi che ritiriamo dopo le feste li utilizziamo per produrre compost o pannelli truciolari. L’anno scorso hanno riportato l’albero il 42% dei nostri clienti, negli ultimi quattro anni ne abbiamo ricevuti e trasformati 60mila. Il nostro contributo pro ambiente? Quest’anno per ogni esemplare venduto versiamo 3 euro al Fai per il recupero della Selva di San Francesco di Assisi».

Ricapitolando. Se non ha senso ripiantarlo, che almeno viva il più possibile il nostro albero di Natale e allora non può essere abete per tutti. Bisogna scegliere un albero di zona. Oppure passare a quello artificiale. Se esteticamente può essere digerita, questa scelta ha il vantaggio della durata. Ormai l’hanno sdoganata anche gli ambientalisti: «Se dev’essere, che sia di un materiale durevole o riciclabile», dicono a Legambiente. Per i vivaisti resta una proposta indecente: «Il rapporto energetico fra abete finto e organico è di 5 a 1 se lo tieni per dieci anni, se dura un solo Natale il rapporto diventa di 50 a 1. E andrebbe considerato anche il contributo positivo che le nostre coltivazioni di abeti danno alla diminuzione dei gas serra: soltanto i due milioni di alberelli del Casentino tolgono dal l’atmosfera 94 tonnellate di CO2», fa notare Marco Roselli, Agronomo della Coldiretti.

In ogni caso, i nostri Tannenbaum finti, veri, nazionali o d’importazione potremmo decorarli con addobbi naturali, più fantasiosi e anche più economici. Alcune proposte: mele rosse, gialle e verdi potrebbero illuminare senza ricorrere all’elettricità, lo stesso vale per arance, limoni, mandarini e clementine che non ammuffiscono se per appenderli il filo non tocca la polpa del frutto e poi pigne, castagne e nocciole colorate. E potremmo anche decorare alberi “comunitari”, è il consiglio di Andrea Poggio, vicedirettore di Legambiente: «Piantatene uno nel giardino condominiale o nella scuola di vostro figlio. E per Natale regalatene uno a un bosco vero: con un contributo di 40 euro ne metteremo uno a dimora nel Parco fluviale del Po»……….”

autore: Federica Cavadini

fonte: Sette-Corriere della Sera, numero 2, pag 89-90, dicembre 2009

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