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Forma il tuo Verde

A pensarci bene, una questione non indifferente

Assolutamente vero o completamente falso?

Un argomento dal contenuto appararentemente “leggero” che potrebbe invece essere motivo di un confronto dagli ampi contenuti e perchè no, dai risultati inattesi. In buona sostanza, è più coscienzioso l’utilizzo di un albero vero poi gettato in cassonetto dei rifiuti o costretto ad una vita di sofferenze perchè messo a dimora ovunque tranne che in Val Badia (a titolo di esempio) o l’acquisto di un albero completamente sintetico, accollandosi anche gli oneri che tale scelta comporta? La successiva riflessione potrebbe essere l’uso (abuso?) di alberi veri o di parti di essi in occasione di festività, ricorrenze religiose o grandi avvenimenti quali ad esempio, oltre ai già citati “alberi di Natale”, i ramoscelli di ulivo per Pasqua o le mimose per la Festa della Donna. Un ambito dove la scelta del verde può risultare fondamentale ma, limitandoci alle imminenti festività, si riporta l’intervista a Felice Mariani, collega ed amico, apparsa sul blog “Fiori e Foglie” del Tg.com. il 9 dicembre appena trascorso.

Anticipando giustificate domande, dico che ho da tempo risolto la questione “inventando” ogni anno il mio “albero di Natale” che può indifferentemente contenere clorofilla o polietilene. A volte sarà la volta di scarti di potature, grandi piante di appartamento (come quest’anno) o collage di rami provenienti dal giardino alternati a tondini di ferro ornati con plastiche traslucide o bottiglie vuote di acqua opportunamente schiacciate (scelta del passato in quanto attualmente convertito all’acqua di rubinetto).

………………” Ogni anno l’annosa questione si ripresenta, puntuale. Qual’è la scelta migliore, comprare un albero vero o artificiale per il periodo delle feste? In particolare quest’anno l’istanza ecologica si fa sentire e molti tentennano davanti al dilemma: l’albero finto infatti per molti sa troppo di artificiale, ma d’altronde usare un albero vivente come una pianta usa-e-getta ci fa sentire a disagio. E allora? Come fare? Cosa scegliere per un Natale davvero ecologico? Fiori&Foglie ha girato la domanda a chi di alberi se ne intende e ci lavora tutti i giorni: Felice Mariani, membro del consiglio direttivo della SIA (Società Italiana d’Arboricoltura). Ecco cosa ci ha detto.

Giro subito a te la questione, Felice: l’albero di Natale è più ecologico comprarlo vero o finto?
In effetti la questione non è semplice. Anche grazie a questa nuova sensibilità ecologica, spesso dispiace buttarlo. Ma sull’ecologia bisogna intendersi: le stesse persone che cercano l’albero natale vero e lo piantano in giardino, di solito poi chiamano dei professionisti come me per capitozzarlo, un vero crimine!

Entriamo quindi subito nel vivo della questione! Ma partiamo dall’inizio. Se decidiamo di acquistare un albero di Natale vero, come dobbiamo sceglierlo?
Prima di tutto occorre cercare piante nei vivai che abbiano la certificazione che attesti che sono piante coltivate appositamente per questo scopo, cioè proprio per le feste natalizie. In genere hanno una targhetta tracciabile che lo indica. Poi bisogna osservare la zolla ovvero le radici dell’albero, che devono essere adeguate all’altezza. Se il pane di radici è troppo piccolo, la pianta non ha speranze. Se si cerca un albero grande solo per il Natale, allora meglio acquistare una punta senza radici (anche le punte vengono prodotte appositamente) di cui abbiamo già chiara la sorte.

Se invece vogliamo piantarlo in giardino?
Bisogna tenere presente che un abete adulto passa i 20 metri di altezza. In giardino, soprattutto in giardini come quelli moderni molto piccoli, l’albero quando cresce non ci sta. Dopo 15 anni la pianta è enorme, il vicino si lamenta, gli aghi creano problemi e ci chiamano per capitozzarla o per potarla in modo da costringerla in un posto dove non c’è lo spazio fisico sufficiente per lei. Adesso è un metro e venti, fra 15 anni è 15 metri e dovrai abbatterlo: gli hai rimandato la morte di alcuni anni ma bisogna vedere se ne vale la pena.

Se decido di comprare una punta allora, cosa devo guardare?
Il materiale migliore per le punte è l’abies normandiana o abete della Normandia: è più costoso ma ha aghi più grossi e carnosi, rami più pieni con un bel rovescio argentato e palchi ordinati. E’ talmente perfetto che bisogna toccarlo perché sembra quasi di plastica!

L’abete di Normandia va bene anche come albero da comprare in vaso?
Il normandiana un albero che cresce molto più lento ma è più attraente del nostro abete rosso. Si trovano entrambi anche coltivati in vaso: la misura media è di 1 metro e venti, 1m e 50. Se invece si cerca un normandiana più alto, la zolla deve essere molto grande, non vale la pena prenderlo in vaso. Valuta che un abies normandiana di 3 metri e mezzo con la sua zolla arriva a costare 600-700 euro: si può fare un acquisto del genere per il giardino, non certo per il Natale.

Se però decidiamo di acquistare un albero vivo, come dobbiamo tenerlo per non ucciderlo?
In casa deve essere innaffiato regolarmente, non è pensabile che viva un mese intero senz’acqua! E tenuto ben lontano dai termosifoni. Sarebbe un bene avere una temperatura non troppo calda in casa.

Ma in casa non fa comunque troppo caldo per questi alberi?
Sì, in effetti bisognerebbe tenerlo in casa il meno possibile. Anche in giardino qui da noi, nella Pianura Padana, non va granché bene: gli abeti hanno difficoltà a causa delle nostre estati torride e siccitose. Del resto le nostre città sono piene di abeti, di solito rimasugli di natali passati. Da alcune ricerche è risultato che gli abeti rossi in pianura invecchiano prima e vivono molto meno che nel loro ambiente naturale.

Esiste un modo per evitare di piantarli in giardino ma salvar loro la vita?
Ci sono centri di raccolta di ex-alberi di Natale istituiti da alcuni comuni o garden. Il fondamento di questo progetto è serio, si cerca di salvare le piante ma in realtà la cosa pone altri problemi: si piantano specie che non centrano con il nostro habitat e che raggiungono grandi dimensioni. E questo tipo di operazione non può certo essere portato avanti all’infinito. Ti faccio un esempio: a Desio, dove vivo, se se ne salvano il 20% questo Natale, ci saranno 2000 abeti da collocare. Fra 10 anni Desio sarà come Bormio!!

Albero finto/albero vero: non sarà che è più ecologista quello finto, alla fine di tutto il nostro discorso?
L’albero finto, si sa, inquina per essere prodotto, per essere trasportato e per essere smaltito. Ma è anche vero che dura molti anni. Il problema è che c’è sempre il rovescio della medaglia. Ecco, una possibilità interessante è la scelta di comprare quello vero e coltivarlo con cura tenendolo fuori in un grosso vaso. Questo consente 3 o 4 anni di autonomia senza comprarne di nuovi, né finti né veri.

L’afflato ecologico potrebbe tradursi in un problema serio quindi?
Il problema è la cultura dell’albero, che in Italia è ancora all’inizio. E in parte la responsabilità è anche dei professionisti di settore, a volte un pò approssimativi. Molte cose la gente semplicemente non le conosce. Anche il tuo blog può aiutare, in questo senso. Vuoi ridere? Io per esempio ho in casa un albero finto…

Dici davvero?? Non ce lo saremmo mai aspettati da un arboricoltore!
Ho fatto questa scelta. E l’ho anche pagato caro. Ma penso che sia giusto rispettare chi lo cerca vero perché va considerata anche questa sensibilità. La cosa importante è fare una scelta adeguata al proprio contesto e, una volta fatta, essere coerenti con le proprie convinzioni. Se dunque scelgo di coltivare un albero vivo, poi non posso dimenticarmi di differenziare i rifiuti o buttare la carta per strada.

Se mi interessa l’ambiente posso anche avere l’albero finto, dunque?
Certo, però se sono ecologista, devo arrabbiarmi anche quando maltrattano gli alberi della mia città, non solo quando si parla dei poveri alberi di Natale!………………”

fonte: Tg.com

Grazie Felice, un intervento educativo.

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Commenti

  1. by federica toselli on dicembre 16th, 2009 at 18:34

    Caro Giovanni leggendo questo articolo, sono contenta che venga trattato il tema relativo agli alberi di Natale veri o finti che essi siano.
    Io che sono vivaista e credo nella Natura e negli alberi quando mi chiedono degli abeti veri indico loro di acclimatarli piano piano dal freddo al caldo delle abitazioni e viceversa quando smontano gli addobbi a feste finite; c’è chi ascolta i consigli e chi no perchè è legato al consumismo, concludendo con”Tanto lo faccio tutti gli anni per tradizione, non ho spazio, non ho tempo e quindi è normale che prima o poi muoia”.
    Capisco il problema perchè non tutti hanno i giardini grandi quanto quelli della Reggia di Caserta, ma una soluzione si potrebbe trovare: se è vero che per molti l’ abete vero è irrinunciabile, a fine feste si potrebbe consegnarlo ai vivaisti (adeguatamente attrezzati per il ritiro)o a qualche istituzione pubblica che si occupi di verde e piantarli in qualche area urbana.Certamente gli abeti non sono piante autoctone, ma nelle nostre città ci sono sempre delle zone così “tristi” che un po’ di verde le renderebbe meno anonime.
    Personalmente io l’ albero non lo faccio perchè non ho spazio e dovrei mettere le “mie” orchidee in terrazza al freddo (non se ne parla nemmeno!)però ho “recuperato” due abeti che commercialmente non erano perfetti, ma sani e li ho piantati nel giardino di campagna, ai piedi di un enorme abete che si stava seccando:non so sembrino “Padre e figli” oppure una disseminazione naturale come avviene in montagna!
    Ciao ed auguri di nuovo!

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