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Forma il tuo Verde

Disciplinare Bio-Habitat

Una gestione consapevole del Verde

Il metodo Bio-Habitat si avvale di un regolamento del Verde elaborato da Pro.B.E.R. – l’Associazione dei Produttori Biologici e Biodinamici dell’Emilia Romagna – insieme a Serbios per trasferire anche alla gestione del Verde Ornamentale i principi dell’agricoltura biologica definiti dal Reg. CEE 834/07 (ex 2092/91) e dagli standard internazionali riconosciuti (Ifoam e Codex).

Lo scopo della Certificazione Bio Habitat è quello di disciplinare e certificare la creazione e la gestione di aree verdi urbane (parchi, giardini di quartiere, viali alberati ecc.) e turistiche (agriturismi, campeggi, villaggi ecc.), secondo i principi biologici che tengono conto non soltanto delle sostanze utilizzate, ma anche della biodiversità e dell’interazione con le specie animali presenti nelle aree in questione. L’attuazione di un tale piano oltre ad evidenti vantaggi ecologici porta anche ad un risparmio economico nella gestione del verde. Inoltre, gli enti e i privati che decidono di attuare tale programma possono fregiarsi dei certificati rilasciati da Bio-Habitat, previa ispezione di controllo da parte di un ispettore qualificato da CCPB srl. Bio-Habitat è un METODO evoluto per la cura del verde urbano, coerente con il metodo Biologico. L’esperienza maturata per condurre al successo il sistema colturale adottato in Agricoltura Biologica, è trasferita al settore non agricolo allo scopo di sviluppare un nuovo e moderno modello culturale.

Vantaggi e prerogative

L’adozione del progetto determina un’importante serie di privilegi per chi lo adotta:

  • Riqualificazione e rivalutazione delle aree verdi;
  • Riduzione considerevole degli agenti inquinanti in città;
  • Creazione di zone salubri, fruibili dalla cittadinanza con particolare riguardo per l’utenza più debole;
  • Riconoscimento dell’immagine ambientalista dell’amministrazione o del gestore del sito;
  • Pubblico consenso

Progetto Bio-Habitat

Obiettivi di questo progetto sono, nell’ambito del verde urbano e pubblico, la creazione di un equilibrio tra pianta, ecosistema urbano, abitanti e frequentatori delle aree verdi; la diffusione di tecniche a basso impatto nella gestione degli spazi verdi; la tutela dell’eventuale fauna selvatica presente e della biodiversità; l’eliminazione dell’impiego di prodotti di sintesi per la nutrizione e la difesa delle piante per tutelare il benessere dei fruitori.

Il tutto all’insegna della volontà di riconquista degli spazi verdi per i cittadini, per costituire un mosaico di ampio respiro attento alle esigenze di sostenibilità del territorio. La precisa applicazione del Disciplinare determina l’adesione a Bio-Habitat e la possibilità di essere insigniti del relativo marchio di certificazione biologico. CCPB certifica la corretta applicazione del metodo, pianificando verifiche ispettive nei siti da parte di ispettori qualificati ai quali spetta anche di effettuare dei prelievi di matrici vegetali o di terreno da sottoporre ad analisi di laboratorio. Le analisi hanno lo scopo di confermare il rigoroso rispetto del disciplinare fornendo prove oggettive analitiche dimostranti l’assenza di molecole di sintesi nel sito oggetto di verifica, in conformità al disciplinare. E’ compito inoltre dell’ispettore verificare anche l’aggiornamento e la corretta compilazione dei registri previsti, che documentano l’esecuzione delle operazioni svolte nei siti oggetto di certificazione come prevede il disciplinare.

Il metodo Bio-Habitat è rivolto a tutti coloro che si occupano di verde in funzione non agricola, come le Amministrazioni Pubbliche, enti pubblici, amministrazioni private di Parchi, giardini, campeggi e ambiti sportivi.

Bio – Habitat è un progetto da adottare capillarmente in quanto amplifica l’importanza dell’educazione al biologico al rispetto dell’ambiente per accrescere la qualità della vita dei cittadini in un contesto ecosostenibile.

DISCIPLINARE

per l’applicazione del metodo biologico

alle aree verdi a destinazione non agricola

Edizione 02

maggio 2006

1. SCOPO

Il presente disciplinare ha lo scopo di definire le modalità di progettazione e conduzione del verde a destinazione non agricola secondo i principi e le tecniche del metodo biologico, così come definiti dal Reg. CEE n. 2092/91 e dagli standard internazionali riconosciuti (IFOAM e CODEX).

2. CAMPO DI APPLICAZIONE

Il presente disciplinare si applica nella progettazione e conduzione del verde, pubblico o privato, che non abbia una destinazione agricola. A titolo esemplificativo si intende il verde localizzato in ambito urbano ed extraurbano, compresi gli impianti a destinazione speciale, ricreativa e turistica, i parchi di campagna e le fasce boscate. Il presente disciplinare si applica anche agli orti didattici e per anziani .

3. MODALITA’ DI REVISIONE E PUBBLICAZIONE

La revisione completa del presente disciplinare avverrà ogni tre anni a partire dalla data di emissione e comunque ogni qual volta lo si ritenga necessario, in particolare in relazione all’evoluzione della normativa di riferimento.

Qualsiasi proposta di revisione o modifica del presente disciplinare sarà valutata e discussa dal Comitato Tecnico appositamente costituito e dovrà pervenire in forma scritta, così come le eventuali richieste di interpretazione o chiarimento.

Ogni edizione del presente disciplinare o sua modifica verrà pubblicata sui siti internet www.Bio-Habitat.com e www.prober.it

4. DOCUMENTI E NORME DI RIFERIMENTO

I documenti e le norme di riferimento per il presente disciplinare sono i seguenti:

  • Reg. CEE n. 2092/91 IFOAM Basic Standard;
  • Norme nazionali e locali in materia urbanistica e del verde e regolamenti applicativi collegati;

5. PRINCIPI GENERALI

Il verde non agricolo e in particolare quello urbano e a destinazione ricreativa e turistica ha importanti funzioni ambientali, climatiche, urbanistiche e sociali.

Il verde non ha la semplice funzione di arredo, qualsiasi sia l’ambiente in cui è presente, ma rende lo stesso più vivibile per gli abitanti e per chi ne fruisce. Una corretta conduzione, ispirata ai principi del metodo biologico e della sostenibilità, favorisce il raggiungimento di un giusto rapporto tra verde, abitanti e/o fruitori.3

Il presente disciplinare applica i principi del metodo biologico per la progettazione e la conduzione del verde, così come definiti dalle norme e dai documenti di riferimento.

Relativamente all’applicazione del presente disciplinare,si presuppone l’adozione di strumenti tecnici di pianificazione quali: manuali applicativi, regolamenti del verde, piani del verde ecc.

6. DEFINIZIONI

Le definizioni utilizzate nell’ambito del presente disciplinare sono riportate in allegato A del presente disciplinare.

7. PROGETTAZIONE NUOVI IMPIANTI

7.1 Condizioni dell’area, contesto storico paesaggistico, destinazioni d’uso e fruibilità

Al fine di valutare le condizioni dell’area e il contesto storico-paesaggistico è necessario effettuare un censimento della vegetazione e di tutte le emergenze di carattere ambientale, storico, paesaggistico e antropico che caratterizzano l’area.

Al censimento dovrà essere affiancato uno studio teso a valutare le migliori condizioni di applicabilità del presente disciplinare, considerando in particolare le precedenti destinazioni d’uso dell’area, gli impianti e le utenze esistenti (luce, telefono, gas ecc.), la destinazione d’uso prevista e le condizioni di fruibilità con particolare attenzione all’utenza debole ed al rispetto dell’equilibrio naturale dell’ambiente.

Nell’ambito della progettazione dell’impianto deve essere data adeguata attenzione alla necessità di ridurre e razionalizzare i successivi interventi di manutenzione, con particolare riferimento alle pratiche di potatura, sfalcio, controllo delle erbe spontanee indesiderate e di irrigazione.

Devono essere adottati, ove possibile, sistemi per il recupero delle acque piovane per l’utilizzo irriguo o per l’abbeveraggio di animali.

Nel caso che l’intervento nell’area verde preveda la presenza di laghi o stagni questi devono essere progettati per essere adatti all’insediamento di flora e fauna specifica e favorendo i principi della fitodepurazione.

E’ obbligatorio creare, dove possibile, zone adatte al rifugio di fauna selvatica minore (piccoli mammiferi, rettili, anfibi, ecc.) prevedendo la delimitazione delle zone stesse per evitare disturbo agli animali.

La viabilità deve essere progettata in modo tale che non interrompa l’unitarietà dell’ambiente. Nel caso vi siano infrastrutture che rompono l’unitarietà dell’area vanno predisposti passaggi protetti per la fauna.

7.2 Scelta delle specie e del materiale vivaistico

Nella scelta delle essenze vegetali da utilizzare per i nuovi impianti è necessario tenere conto degli elementi emersi attraverso le indagini e gli studi di cui al punto 7.1, con particolare attenzione alla adattabilità all’ambiente alle condizioni di fruibilità dell’area, soprattutto da parte dell’utenza debole, e ad una razionale gestione dell’impianto volta, in particolare, a ridurre gli interventi di manutenzione.

Al fine di assicurare una adeguata biodiversità nella scelta delle specie vegetali devono essere rispettati i criteri definiti nell’allegato I al presente disciplinare.

La scelta delle specie da utilizzare, dovrà privilegiare piante tipiche della zona dell’impianto (autoctone o adattate). E’ consentito l’impiego di piante esotiche in percentuale non superiore al 10% del totale.

Per la scelta si dovrà fare riferimento, dove presenti, alle apposite liste pubblicate a livello regionale o locale.

In casi particolari possono essere esclusi dall’applicazione dei criteri indicati, le fasce boscate, le aree ad uso didattico o divulgativo, i viali e le siepi.

Le piante, le sementi ed il materiale vivaistico utilizzato per gli impianti devono provenire da coltivazioni condotte con il metodo dell’agricoltura biologica e, comunque, essere dotati di apposita certificazione in conformità al Reg. CEE n. 2092/91.

In caso di impossibilità documentata di reperimento del suddetto materiale è possibile utilizzare in deroga piante o materiale vivaistico proveniente da coltivazioni convenzionali purché sia dimostrabile che, per i trattamenti al terreno o substrato di pertinenza e ai vegetali, siano stati utilizzati esclusivamente prodotti ammessi dall’allegato II parti A e B del Reg. CEE n. 2092/91 e relativa normativa nazionale di recepimento, per un ciclo di coltivazione o per un periodo di almeno 12 mesi precedente la data di acquisto. Per le sementi si applica il regime di deroga previsto dal Reg. CEE n. 2092/91.

7.3 Impianto

Le dimensioni, le distanze e le caratteristiche degli impianti oltre alle relative prescrizioni progettuali, per i materiali, le operazioni colturali e le aree di rispetto sono definite nell’allegato II al presente disciplinare.

In caso di parcheggi o aree assimilabili, sia di nuova realizzazione o nella loro riqualificazione o ristrutturazione, le alberature, la pavimentazione permeabile e le aree libere dovranno essere riparate contro eventuali calpestamenti e urti.

Oltre all’impianto di alberi dovrà essere prevista la massima copertura possibile del terreno con arbusti e specie tappezzanti, che assumono, tra l’altro, un ruolo fondamentale per il rifugio e la riproduzione dell’entomofauna utile.

Per scavi di messa in opera di nuova impiantistica civile o industriale nelle aree interessate si dovranno osservare le distanze previste nell’allegato II del presente disciplinare e prestare massima cautela ad evitare danni all’apparato radicale dei vegetali in sito.

In caso di effettiva mancanza di spazio e di assoluta necessità del passaggio di nuove reti di utenza (telefoniche, energia, idriche, ecc.), è consentito il non rispetto delle misure previste nell’allegato II, ma in questo caso è obbligatorio l’immediato reintegro delle piante compromesse.

Qualora il terreno dell’area oggetto dell’impianto sia di scarsa qualità (terreni poco fertili di riporto e carenti di microrganismi e humus) si dovranno adottare tutte le pratiche agronomiche consentite per il miglioramento della fertilità del terreno così come riportato nell’allegato I parte A del Reg. CEE n. 2092/91.

I prodotti ammendanti e fertilizzanti o per la disinfezione delle parti di pianta, che possono essere impiegati nella fase d’impianto secondo le indicazioni di cui all’allegato II del presente disciplinare, possono contenere esclusivamente le sostanze riportate negli allegati V e VI del presente disciplinare ed essere utilizzati secondo le specifi che in essi contenute.

La semina di prati polifiti deve essere concepita nell’ottica della valorizzazione della biodiversità, nel rispetto delle indicazioni di cui all’allegato II del presente disciplinare. Occorre infatti favorire differenti tipi di fioriture, differenziate nel tempo per valorizzare il prato dal punto di vista estetico, sensoriale e per il mantenimento della catena trofica in sito.

E’ vietato ogni intervento di potatura all’atto della messa a dimora delle piante (escluso radici e rami secchi o danneggiati durante le operazioni), fi no al superamento della crisi di trapianto.

8. CONVERSIONE DI IMPIANTI ESISTENTI

Nel caso di impianti vegetali già esistenti, particolare attenzione dovrà essere posta alla valutazione della stabilità e stato sanitario delle piante ed al loro valore storico, paesaggistico e naturale.

In caso di impianti già esistenti la scelta delle nuove piante dovrà indirizzarsi all’incremento della biodiversità per il raggiungimento dei parametri indicati nel paragrafo 7.2 ed in allegato I del presente disciplinare.

Al fine di assicurare la predisposizione di aree di rispetto del colletto e della zona di proiezione della chioma devono essere attuate, ove possibile, la rottura o rimozione dei materiali impermeabili esistenti che sono attorno al colletto allo scopo di raggiungere un’ area libera minima, sufficiente per il benessere della pianta. Dove possibile si dovranno raggiungere comunque i parametri fissati nell’allegato II del presente disciplinare.

Qualora non vi fossero le condizioni per rispettare le misure di cui all’allegato II del presente disciplinare, si dovrà comunque operare per raggiungere la maggiore approssimazione ai parametri indicati e comunque proteggere le piante con dissuasori od altri elementi di contenimento.

Dove possibile dovranno essere riallocati o eliminati i servizi interrati presenti nell’area di influenza dell’apparato radicale.

In ogni caso dovrà essere presentato un “piano di conversione” riportante le azioni che si intendono intraprendere per rientrare nei parametri previsti nei paragrafi 7.2 e 7.3 e negli allegati I e II del presente disciplinare, con relativi tempi di esecuzione dei lavori.

9. MANUTENZIONE E OPERAZIONI COLTURALI

9.1 Generalità

La manutenzione e le operazioni colturali su impianti esistenti dovranno tenere conto dei principi alla base del presente disciplinare ed essere praticate esclusivamente in caso di effettiva necessità di intervento. In particolare, potature, fertilizzazione e protezione fitosanitaria dovranno essere attuate prioritariamente in caso di effettivo pericolo per l’integrità degli impianti o per assicurare la fruizione degli stessi o per evitare danni a cose e persone . E’ necessario predisporre un piano d’intervento che comprenda tutte le misure anche a carattere preventivo che possono consentire di risolvere le problematiche emergenti nell’area in questione

9.2 Potature e abbattimenti

Le potature di mantenimento hanno la funzione di mantenere o ripristinare lo stato di equilibrio tra i vari organi delle piante ed assicurare al soggetto le migliori condizioni vegetazionali e di stabilità. Queste azioni saranno limitate ai casi di effettiva necessità o al fine di garantire la salvaguardia dell’incolumità pubblica oppure nel caso necessiti un intervento nell’ambito della difesa fitosanitaria.

Le potature delle specie arboree dovranno rispettare per quanto possibile la loro ramificazione naturale e la dominanza apicale e si dovranno attuare secondo le prescrizioni contenute nell’allegato III del presente disciplinare.

I tagli dovranno essere eseguiti utilizzando adeguata attrezzatura, risultare netti e rispettare il collare sulla parte residua senza lasciare monconi. La attrezzatura dovrà essere adeguatamente disinfettata per evitare la diffusione di patologie.

In caso di moria anomala di piante o grave degrado dell’impianto è necessario verificare le cause del fenomeno e stabilire l’eventuale dolosità. E’ fatto comunque obbligo di mettere a dimora almeno un uguale numero di nuove piante in sostituzione di quelle abbattute per qualsiasi motivo.

9.3 Sfalci e irrigazioni

Gli sfalci dovranno essere eseguiti con attrezzatura adeguata (rasaerba con rotazione delle lame

orizzontale o elicoidale). E’ assolutamente vietato l’impiego di decespugliatori a lama rigida o filo flessibile in prossimità delle piante.

Per favorire l’entomofauna gli sfalci,di norma, non dovranno essere effettuati nei periodi di massima fioritura. Inoltre, ove possibile, si dovranno alternare zone di sfalcio a zone non sfalciate allo scopo di permettere il rifugio della microfauna. I tagli dovranno avere un’altezza non inferiore a 3-4 cm; nel periodo estivo è preferibile mantenere un’altezza del taglio non inferiore a 5-6 cm.

E’ consentita la pratica del mulching.

L’area dell’impianto e la scelta delle essenze vegetali deve essere effettuata anche nell’ottica di ridurre al minimo il dispendio d’acqua. In caso di necessità di impianti irrigui vanno privilegiate le forme di microirrigazione e la distribuzione sottochioma per ridurre al minimo il consumo d’acqua e lo sviluppo di agenti patogeni.

Eventuali irrigazioni per aspersione vanno effettuate nelle ore notturne. Devono essere comunque

soddisfatte le necessità idriche delle piante, in particolar modo nel periodo di attecchimento.

9.4 Controllo delle erbe spontanee indesiderate

Il controllo delle erbe spontanee indesiderate deve essere effettuato di norma con l’impiego di mezzi agronomici, meccanici e fisici (es. pirodiserbo).

Per il controllo delle erbe spontanee indesiderate è inoltre consentito l’impiego di materiale pacciamante con preferenza per materiali naturali e biodegradabili. E’ autorizzato altresì l’impiego di film plastici quali il polietilene e polipropilene e minerali quali il lapillo lavico o le argille espanse. E’ vietato l’impiego di film plastici contenenti PVC.

9.5 Mantenimento della fertilità del terreno

La sostanza organica nel terreno deve essere preservata e per quanto possibile aumentata. Per fare ciò oltre alle pratiche previste dall’allegato I parte A del Reg. CEE n. 2092/91 possono essere impiegate solo le sostanze ad azione ammendante o fertilizzante previste dall’allegato V del presente disciplinare.

L’impiego di prodotti contenenti queste sostanze è consentito solo quando non sia possibile impiegare in maniera efficace esclusivamente i metodi agronomici ammessi o vi sia grave e imminente pericolo per gli impianti.

Nella scelta dei prodotti devono essere privilegiati i compost autoprodotti o originati da materiali organici raccolti sul posto. Per il miglioramento dei terreni poveri o dotati di abbondanti residui inerti derivati da lavori edili, è consigliabile intervenire con apporti di sostanza organica o effettuare una semina di essenze erbacee da sovescio al fi ne di elevarne il contenuto di sostanza organica.

La concimazione fogliare è ammessa solo per interventi di soccorso in fasi di particolare stress vegetativo e fisiologico. La fertirrigazione è ammessa a condizione che si adottino sistemi che non provochino spreco di fertilizzanti e di acqua.

Per la cura di clorosi o altre carenze nutrizionali l’uso di microelementi è ammesso solo per interventi motivati da una grave situazione di carenza. Devono altrimenti essere attuati interventi agronomici quali l’inerbimento prolungato, un adeguato drenaggio del terreno e la somministrazione di sostanza organica.

La correzione dei terreni anomali deve essere effettuata preferibilmente con adeguate somministrazioni di sostanza organica e comunque solo con prodotti correttivi previsti dall’allegato V del presente disciplinare.

9.6 Difesa fitosanitaria e cura del materiale vegetale

Per la difesa contro gli organismi nocivi dovranno essere privilegiate le misure di tipo preventivo, volte a diminuire al massimo le condizioni di stress per le piante, migliorandone le condizioni di vita, quali: la scelta di piante sane, robuste e adatte all’area di dimora, difesa delle piante da danneggiamenti di varia natura, la preparazione adeguata dei siti di impianto, la riduzione al minimo degli interventi di potatura.

Ad ogni modo le misure preventive di tipo agronomico ammesse sono quelle previste nell’allegato I parte A del Reg. CEE n. 2092/91.

Vanno inoltre favorite ed adottate le tecniche di “lotta naturale biologica” ed in particolare la protezione e l’incremento nell’area di artropodi utili (predatori e parassitoidi) con la creazione di zone adatte al loro rifugio e moltiplicazione, l’introduzione di ausiliari allevati, l’impiego di mezzi biotecnici (feromoni, trappole ecc.) per ridurre l’incidenza del danno e monitorare in modo corretto la presenza e le soglie di danno dei parassiti. Deve inoltre essere previsto l’utilizzo di idonei nidi artificiali per favorire l’incremento dell’avifauna insettivora. I nidi artificiali dovranno essere realizzati preferibilmente in legno o materiali ecologici.

L’impiego delle sostanze ad azione fitosanitaria ammesse ai sensi dell’allegato VI del presente disciplinare è previsto solo in caso di effettivo pericolo per l’integrità degli impianti o per assicurare la fruizione degli impianti o evitare danni a cose o persone.

Le dosi d’impiego, l’epoca e le modalità di distribuzione dei prodotti, dovranno essere tali da contenere al minimo la dispersione dei principi attivi nell’ambiente.

Le attrezzature impiegate per i trattamenti ammessi dovranno essere efficienti e tarate in modo preciso. La loro efficienza va verificata annualmente, in modo da garantire la perfetta tenuta di raccordi, guarnizioni, tubi, rubinetti ed impedire gocciolamenti. Tale revisione potrà essere autocertificata se eseguita in proprio o certificata dall’officina che vi ha provveduto. La taratura va verificata almeno ogni quattro anni da un’officina autorizzata. I mezzi utilizzati per la distribuzione dovranno essere perfettamente puliti e privi di residui di prodotti non ammessi.

10. SCELTA ED UTILIZZO ARREDI ED INTERVENTI AMBIENTALI

10.1 Arredi e strutture ricreative

La presenza di arredi nelle aree destinate al verde dovrà integrarsi nell’ambiente e favorire l’aggregazione e la fruizione da parte degli utenti con particolare attenzione all’utenza debole.

Gli arredi di nuova collocazione dovranno essere scelti in base alla capacità di integrarsi correttamente nell’ambiente. Dovranno essere costruiti con materiali ecologici ed essere inoltre pratici alla manutenzione.

Gli arredi già esistenti, dovranno essere in buone condizioni e, quando sostituiti, dovranno rispettare quanto riportato nel precedente comma.

10.2 Controllo biologico dei ditteri culicidi.

Il controllo dei ditteri culicidi in ambiente urbano si basa fondamentalmente su regole di igiene ambientale. In particolare è fondamentale impedire la creazione di aree adatte alla loro riproduzione attraverso le precauzioni previste nell’allegato IV del presente disciplinare.

In caso di necessità di contenimento dei ditteri culicidi con appositi trattamenti, è ammesso esclusivamente l’utilizzo dei prodotti contenenti le sostanze previste nell’allegato VI parte 4 del presente disciplinare.

Solo in presenza di infestazioni accertate di zanzara tigre (Aedes albopictus), è ammesso l’impiego, nei trattamenti larvicidi, di prodotti a base di Regolatori di crescita (IGR) riportati in allegato VI parte 5 del presente disciplinare. L’impiego è limitato esclusivamente a chiusini, tombini, bocche di lupo e caditoie, evitando qualsiasi tipo di contaminazione esterna dei manufatti summenzionati.

11. SISTEMA DI CONTROLLO E CERTIFICAZIONE

Al fi ne di dare evidenza del rispetto del presente disciplinare è necessario che il soggetto pubblico o privato che intende garantirne l’applicazione a terzi si sottoponga alla certificazione da parte di apposito ente accreditato in base alla Norma EN 45011 nell’edizione corrente, operante in ambito E.A.F. e autorizzato dall’autorità competente nazionale per la certificazione ai sensi del Reg. CEE 2092/91 e successive modifiche ed integrazioni nonché normative nazionali derivate.

ALLEGATO A

Glossario

Agente patogeno: microrganismo fi toparassita in grado di causare malattie alle piante

Accestimento: stadio vegetativo durante il quale, nelle graminacee, il culmo principale emette dalla base altri culmi secondari.

Aiuola: piccola area di terreno coltivata a scopo ornamentale, in genere con piante erbacee.

Albero: pianta perenne, legnosa che a maturità presenta un fusto colonnare lignificato (tronco), provvisto di rami e/o ciuffi di foglie, prevalente sulla massa delle ramificazioni e che raggiunge un’altezza superiore ai 5 metri.

Area libera: porzione di terreno che circonda l’albero o l’arbusto, nella quale è vietata la posa di manufatti di qualsiasi genere, sia permeabili che impermeabili e che può essere occupata esclusivamente da terreno nudo, eventualmente ricoperto da piante erbacee e tappezzanti.

Area didattica: zona dedicata alla divulgazione attraverso l’ausilio di apposita cartellonistica o riservata alla coltivazione di particolari specie allo scopo puramente didattico-divulgativo.

Arbusto (o Frutice):pianta perenne legnosa di altezza fi no a 5 metri che ramifi ca dalla base.

Arredi: insieme di oggetti ed attrezzature che consentono e migliorano la fruibilità di un’area (panchine, cartellonistica attrezzature per il gioco e l’attività motoria, cestini, recinti, fioriere ecc.).

Artropodi: invertebrati caratterizzati da zampe articolate e dalla presenza di un esoscheletro protettivo (Aracnidi, Insetti, Miriapodi).

Attecchimento: fenomeno per cui una pianta alligna, diventando autonoma,emettendo radici, nutrendosi, vegetando e fruttificando.

Ausiliare: organismo utile, generalmente artropode, lanciato nell’ambiente in ambito di lotta biologica.

Biocidi: prodotti utilizzati per scopi di sanità pubblica destinati a contenere l’azione di organismi e microrganismi pericolosi per la salute pubblica e animale (es. disinfettanti, topicidi, insetticidi ad uso non agricolo ecc.).

Biodiversità: la varietà delle forme che vivono in un ambiente o la variabilità tra organismi viventi di ogni origine, oltre ai complessi ecologici di cui fanno parte, comprendendo la diversità nell’ambito di ciascuna specie e quella tra le specie.

Capitozzatura: asportazione tramite taglio di branche, rami o radici di grosse dimensioni.

Catena trofica o alimentare: la successione di passaggi di materia ed energia attraverso gli organismi. Insieme di processi per cui, in natura, una forma di vita o i suoi residui, diventano alimento per un’altra forma di vita. Es. il bruco mangia la foglia, l’uccello mangia il bruco, il predatore mangia l’uccello. Comprende le piante, gli erbivori ed i carnivori tra loro interdipendenti dal punto di vista alimentare.

Censimento del verde: inventario delle aree verdi di un determinato comprensorio e rilevazione delle piante su di esso esistenti, con classifi cazioni di vario genere ed eventuali valutazioni sullo stato (fisico, sanitario, stabilità) delle stesse.

Ciclo colturale: periodo di tempo nel quale vengono espletate tutte le operazioni inerenti la coltivazione di una determinata specie.

Clorosi: marcata alterazione cromatica di colore giallastro o giallo-biancastro di foglie e germogli dovuta ad avversità di natura non parassitaria (carenze nutrizionali, danni da inquinamento, ristagno d’acqua ecc.).

Colletto: parte della pianta che divide il fusto dall’apparato radicale.

Compost: prodotto derivante dalla trasformazione dei residui organici in humus attraverso l’attività di numerosi organismi e microrganismi e che possiede capacità ammendante del terreno e nutritiva nei confronti delle piante.

Conversione: periodo di tempo durante il quale, applicando le norme adeguate, si cambia metodo di coltivazione, da sistema convenzionale a sistema biologico.

Corroboranti: sostanze e preparati destinati a migliorare i meccanismi di difesa della pianta nei confronti di organismi nocivi.

Decespugliatori: attrezzatura utilizzata per eliminare o contenere l’accrescimento di cespugli o erbacee infestanti, dotata di una lama rigida o di un filo flessibile rotante.

Dissuasori: manufatti di varia natura per impedire od ostacolare l’ingresso o l’avvicinamento a determinate aree.

Drenaggio: sistema per evitare il ristagno d’acqua in una determinata area.

Entomofauna: insieme degli insetti presenti in un ecosistema.

Equilibrio ambientale: armonia tra i vari fattori che intervengono ed insistono all’interno di un ecosistema. L’equilibrio non è da considerarsi statico, ma seguire una dinamica di cambiamento o trasformazione in cui un fattore non diventi predominante sugli altri.

Erbacee (piante): piante a fusto molle non legnoso che vive generalmente uno o alcuni anni.

Fasce boscate: aree di vegetazione che hanno le caratteristiche e le essenze tipiche del bosco e che possono essere utilizzate come volano verde tra le aree urbane e la campagna circostante, o come barriera mitigante di particolari esternalità negative (es. rumore e smog di un’autostrada).

Fertirrigazione: distribuzione dei fertilizzanti attraverso gli impianti di irrigazione (in genere ad ala gocciolante).

Fitodepurazione: Impiego di piante per la rimozione dall’ambiente delle sostanze inquinanti o per la loro trasformazione in composti privi di tossicità. La fitodepurazione può essere inserita nel concetto di rizofiltrazione, cioè l’uso dell’apparato radicale della pianta per assorbire inquinanti dall’acqua o dai reflui.

Fitofagi: organismi che si nutrono a spese di vegetali.

Fruibilità: possibilità effettiva di utilizzazione agevole e sicura dell’ambiente da parte degli utenti.

Impianto: area destinata a verde urbano sulla quale si è attuato un progetto che prevede la messa a dimora di piante e l’installazione di arredi seguendo criteri predefiniti nella fase progettuale.

Lotta naturale biologica: conservazione ed uso degli antagonisti naturali esistenti nell’ambiente con l’obiettivo di contenere i parassiti dei vegetali e mantenerli entro limiti inferiori alle soglie di danno.

Metodo biologico: sistema di coltivazione basato sui principi del Reg. CEE 2092/91.

Mulching: pacciamatura verde ottenuta lasciando sul terreno l’erba precedentemente sfalciata.

Pacciamatura: copertura parziale o totale del terreno, realizzata con materiali naturali (corteccia, trucioli, paglia ecc) o con film plastici, allo scopo di limitare lo sviluppo di erbe indesiderate e di limitare le perdite idriche.

Parassitoidi: insetti che si sviluppano a spese di un insetto ospite; alla schiusa delle uova le larve del parassitoide completano lo sviluppo nutrendosi dell’ospite.

Pavimentazione permeabile: manufatto permanente o semipermanente in materiale variabile che ricopre una porzione di suolo ma che permette gli scambi liquidi e gassosi tra la porzione coperta e l’ambiente sovrastante.

Pianta: nome generico che indica qualsiasi vegetale dotato di organi specializzati (radici,fusto, foglie).

Piante adattate: piante che pur non essendo originarie del luogo ove vengono rinvenute e vegetano, si sono adattate alle varie condizioni, in modo da risultare adatte alla coltivazione similarmente alle piante autoctone. Piante che ben si adattano a determinate condizioni ecoambientali.

Piante autoctone: piante originarie del territorio in cui vengono rinvenute.

Piante annuali: piante che svolgono il loro ciclo biologico in un anno.

Piante esotiche: piante che non sono caratteristiche del luogo, né per origine, né per tradizione di coltivazione.

Piante poliennali: piante che svolgono il loro ciclo biologico in due o più anni.

Piante tappezzanti: piante arbustive o erbacee a rapida crescita, che ricoprono rapidamente il terreno circostante sviluppandosi orizzontalmente.

Pirodiserbo: tecnica per l’eliminazione delle malerbe con l’ausilio del fuoco attuata con l’impiego di apposite attrezzature.

Potatura: taglio dei rami o delle radici di una pianta per eliminare parti non necessarie o per dare forme determinate.

Predatore: organismo animale che si nutre di altro organismo animale.

Prodotti fitosanitari: sostanze attive e preparati destinati a proteggere i vegetali da tutti gli organismi nocivi o a prevenirne gli effetti, e ad eliminare le piante indesiderate.

Rigenerazione (dei prati): pratica che consiste nell’apportare nuova semente su un prato esistente per eliminare le fallanze createsi nel tempo.

Rustico: resistente alle varie avversità; poco esigente.

Sostenibilità: possibilità di sviluppo e di miglioramento di qualità della vita, che risponda alle necessità del presente senza intaccare la possibilità delle generazioni future di soddisfare le proprie esigenze.

Tasso di competizione: rapporto tra organismi di una stessa specie o di specie diverse in competizione tra loro per l’utilizzo di una risorsa limitata (acqua, cibo, spazio), cioè l’effetto della densità di una o più specie sullo sviluppo di altre specie.

Terra di riporto: terreno in genere proveniente da escavazioni povero di fertilità e di frequente inquinato da residui dell’edilizia, erbe infestanti ecc.

Utenza debole: cittadini che necessitano di agevolazioni nella fruizione degli spazi verdi (es. diversamente abili, anziani, bambini, persone con diffi coltà motorie ecc.).

Utenze sotterranee: impianti tecnici di servizio quali tubature del gas, acqua, telefono o impianti fognari.

Verde non agricolo: aree urbane ed extraurbane con presenza di vegetali con funzione diversa dalla produzione di derrate alimentari o materiali per l’industria.

Zona di rispetto: area che circonda la pianta e che deve essere libera da manufatti di superficie o interrati, in modo da consentirne un ottimale sviluppo.

ALLEGATO I

Parametri per il miglioramento della biodiversità e caratteristiche del materiale vivaistico

Alberi ed arbusti

Per assicurare il rispetto della biodiversità si dovranno seguire i seguenti criteri:

Alberi:

– impiego massimo nell’area di alberi della stessa specie: 10%

– impiego massimo nell’area di alberi dello stesso genere: 20%

– impiego massimo nell’area di alberi della stessa famiglia: 30%

Arbusti

– impiego max, nell’area in oggetto di arbusti della stessa specie: 30%

– impiego max, nell’area in oggetto di arbusti dello stesso genere: 40%

– impiego max, nell’area in oggetto di arbusti della stessa famiglia: 50%

Non è consentito l’impiego di piante esotiche in percentuale superiore al 10% del totale, se non in piccole aree dedicate a fi ni didattici o divulgativi e di ricerca.

Le piante dovranno presentarsi sane esenti da difetti strutturali e organismi nocivi. La struttura architettonica dovrà essere quella tipica della specie ed avere apici ben sviluppati ed intatti, con particolare attenzione per l’asse centrale (freccia). Potranno essere impiegate piante a radice nuda, in zolla o in contenitore. L’apparato radicale dovrà apparire ben formato con un capillizio radicale ampio ed integro.

E’ fatto divieto di impiegare piante già adulte, con l’ eccezione di espianti forzati nell’area del medesimo comune. In questo caso sarà consentito il reimpianto con l’obbligo di mantenere l’orientamento originario.

In caso di alberi, è obbligatorio l’impiego di piante giovani con una circonferenza massima del tronco di cm 16 ad un’altezza di m 1.30 dal suolo. Piante con circonferenza superiore potranno essere impiegate sempreché sia dimostrabile che la pianta ha subito almeno due rizollature in vivaio negli ultimi 2 anni e comunque non potrà superare la circonferenza di cm 25 ad un’altezza di m 1.30 dal suolo.

Erbacee annuali e poliennali

Il materiale di propagazione utilizzato dovrà presentarsi sano, esente da marciumi, e patologie evidenti, con apparato radicale ben formato e ricco di capillizio. Saranno da privilegiare consociazioni di piante di diverse famiglie, generi e specie, a bassa competitività tra di loro e con fioriture scalari.

Sementi per zone a prato

Le sementi da impiegarsi per le zone a prato dovranno essere regolarmente certificate ed avere una purezza non inferiore al 97-98% ed una germinabilità non inferiore al 90%.

Sono consigliate in particolare sementi di graminacee, ed eventualmente di leguminose preferibilmente in miscuglio tra di loro. La scelta dovrà ricadere su quelle specie che richiedano, bassi volumi di irrigazione ridotta manutenzione, resistenza al calpestamento e ad avverse condizioni pedoclimatiche.

ALLEGATO I I

Disposizioni inerenti la messa a dimora e la manutenzione delle aree.

PARTE PRIMA: ALBERI

Alberature (escluse alberature stradale, parcheggi e viali)

Allo scopo di garantire uno corretto sviluppo delle piante, per ogni albero è obbligatorio prevedere una zona di rispetto,proporzionale allo sviluppo aereo e radicale della pianta. La zona di rispetto è definita, dalla circonferenza tracciata sul terreno che ha come centro il fusto dell’albero e come raggio quanto previsto dal seguente schema:

– alberi con altezza fino a 10 m zona di rispetto con almeno 2 m di raggio

– alberi con altezza fino a 16 m zona di rispetto con almeno 4 m di raggio

– alberi con altezza oltre i 16 m zona di rispetto con almeno 6 m di raggio.

Le zone di rispetto vanno lasciate libere in modo che l’albero possa crescere in maniera adeguata. E’ ammessa la copertura delle zone di rispetto con pavimentazioni permeabili e che non creino compattamento. Gli eventuali scavi necessari alla posa di dette pavimentazioni non potranno eccedere i 10 cm di profondità dal piano di campagna e non potranno utilizzare sottofondazioni impermeabili.

Nelle zone di rispetto non potranno essere poste pavimentazioni impermeabili.

In ogni caso è obbligatorio mantenere attorno al tronco un’area libera, pacciamata o inerbita di superficie complessiva non inferiore al 30% della superficie della zona di rispetto.

In caso di impianti preesistenti, le pavimentazioni impermeabili o le porzioni di esse ricadenti all’interno della zona di rispetto, dovranno essere demolite fino a rientrare il più possibile nei paramentri sopracitati. Inoltre, se la zona di rispetto supera i confini di proprietà sulla quale insiste l’albero, le dimensioni della zona saranno definite dal confine stesso, operando per aumentare le dimensioni della zona all’interno della proprietà stessa.

In ogni caso è obbligatorio mantenere attorno al tronco un’area libera, pacciamata o inerbita di superficie complessiva non inferiore al 30% della superficie della zona di rispetto.

Alberature stradali, parcheggi e viali

In caso di viali alberati cittadini o stradali si dovrà valutare l’impianto nel suo complesso per esigenze sia di progettazione che di manutenzione. Le distanze tra gli alberi del filare dovranno rispettare il seguente schema (riferito a sviluppo adulto):

– alberi con altezza fino a 6 m distanza tra gli alberi m 4

– alberi con altezza fino a 8 m distanza tra gli alberi m 6

– alberi con altezza fino a 12 m distanza tra gli alberi m 8

– alberi con altezza fino a 16 m distanza tra gli alberi m 12

– alberi con altezza oltre 16 m distanza tra gli alberi m 16

Gli alberi dovranno essere ad una distanza non inferiore a m 0.8 dalla sede stradale.

Nelle strade che prevedano marciapiedi o piste ciclabili con larghezze inferiori a mt 2.5, dovranno essere impiegati esclusivamente arbusti.

Dovrà essere rispettata una zona di rispetto adeguata a consentire un normale sviluppo dell’albero

secondo lo schema seguente:

– alberi con altezza fino a 10 m 3 mq con raggio o lato non inferiore a m 0.8

– alberi con altezza fino a 16 m 6 mq con raggio o lato non inferiore a m 1

– alberi con altezza oltre i 16 m 8 mq con raggio o lato non inferiore a m 1.6

In caso di parcheggi o aree assimilabili si dovrà prevedere l’impiego di alberature in grado di garantire, allo stadio adulto, un razionale ombreggiamento dei mezzi in sosta.

Dovrà inoltre essere prevista una zona di rispetto adeguata per consentire un normale sviluppo dell’albero secondo lo schema seguente:

– alberi con altezza fi no a 8 m 2 mq con raggio o lato non inferiore a m 0.6

– alberi con altezza oltre gli 8 m 4 mq con raggio o lato non inferiore a m 1

Tali superfici potranno essere ricoperte con pavimentazioni permeabili e comunque si dovrà mantenere attorno all’albero un’area libera pacciamata o inerbita di superficie complessiva non inferiore al 30% della superficie della zona di rispetto.

Per tutti gli impianti arborei, per quanto riguarda le utenze sotterranee (gas, fognature, linee elettriche, telefono ecc.) si dovranno rispettare le seguenti distanze minime:

– alberi con altezza fino a 10 m distanza minima >m 2

– alberi con altezza fino a 16 m distanza minima >m 3

– alberi con altezza oltre 16 m distanza minima >m 4

Lavorazioni del terreno.

Sono consentite lavorazioni con attrezzi rivoltatori (es. aratri) ad una profondità non superiore ai 35 cm. Sono vietate lavorazioni con impiego di attrezzi rotanti per la lavorazione del terreno, sia a rotazione orizzontale che verticale (zappatrici, frese ecc).E’ consentito l’impiego di attrezzatura a lame o denti fissi quali erpici fissi, ripuntatori, discissori, arieggiatori ecc

Messa a dimora e tecniche d’impianto.

La buca dovrà avere dimensioni adeguate a ricevere in modo agevole la zolla e commisurate all’ottimale sviluppo dell’apparato radicale della pianta. Le dimensioni, in terreni sciolti o di medio impasto, dovranno avere una dimensione di almeno 3 volte la dimensione della zolla. In terreni compatti e asfittici le dimensioni dovranno essere almeno di 4 volte la dimensione della zolla e si dovrà provvedere ad una adeguata lavorazione sia del fondo che delle pareti onde evitare suole di lavorazione. E’ preferibile una sezione trapezoidale. La buca andrà riempita con terreno fertile mescolato con opportune dosi di sabbia e pomice naturale o altro materiale adatto a migliorare l’arieggiamento e la penetrazione delle radici. E’ consentito, inoltre, all’atto della messa a dimora l’impiego di fertilizzanti autorizzati per un rapido sviluppo ed attecchimento. Alla messa a dimora, se si utilizzano piante con zolla, è obbligatorio eliminare il materiale di cui è composto l’involucro della zolla, se questo non risulta rapidamente biodegradabile.

Il colletto dovrà essere posizionato a livello del piano di campagna.

Irrigazione

E’ obbligatorio provvedere ad adeguato adacquamento della pianta per tutto il periodo di attecchimento. A tale proposito è consentito l’impiego di appositi sistemi di irrigazione ad ala gocciolante preferibilmente autocompensante o il posizionamento di un tubo drenante, per favorire l’arieggiamento e l’irrigazione.

Ancoraggio

I pali tutori che dovranno sorreggere la pianta nei primi anni di vita (normalmente 3 anni), dovranno

essere infissi nel terreno a profondità adeguata, al di fuori della buca di messa a dimora della pianta o ad una profondità tale da evitare il ripiegamento degli stessi verso la pianta. L’albero dovrà essere fissato ai tutori in modo elastico, con legacci naturali o in polietilene. Non è consentito il fissaggio del palo tutore direttamente sulla pianta. Questo per permettere il movimento oscillatorio di questa, in modo da favorire lo sviluppo ottimale delle radici di ancoraggio e la rapida formazione dei tessuti legnosi. E’ consentito l’uso di materiali per evitare lo sfregamento tra i legacci e la pianta (es. juta). La legatura sull’ albero dovrà essere posta ad un’altezza non superiore ai m 1.5 dal piano di campagna e dovrà essere abbassata negli anni successivi. Si consiglia l’impiego di 3 pali tutori per pianta anche se è consentito l’utilizzo di soli 2 pali. I pali dovranno essere in legno duro (es. castagno, robinia) non trattati. E’ consentito l’impiego di ancoraggi sotterranei.

PARTE SECONDA: ARBUSTI

Arbusti in forma libera

È obbligatoria una zona di rispetto proporzionale allo sviluppo aereo e radicale dell’arbusto. La zona di rispetto è definita, dalla circonferenza tracciata sul terreno che ha come centro l’asse dell’arbusto e come raggio quanto previsto dal seguente schema:

-arbusti con altezza fi no a 2 m zona di rispetto con almeno 0.5 m di raggio

-arbusti con altezza oltre i 2 m zona di rispetto con almeno 0.75 m di raggio

Le zone di rispetto vanno lasciate libere in modo che l’albero possa crescere in maniera adeguata. E’ ammessa la copertura delle zone di rispetto con pavimentazioni permeabili e che non creino compattamento. Gli eventuali scavi necessari alla posa di dette pavimentazioni non potranno eccedere i 10 cm di profondità dal piano di campagna e non potranno utilizzare sottofondazioni impermeabili. In ogni caso è obbligatorio mantenere attorno al tronco un’area libera, pacciamata o inerbita di superficie complessiva non inferiore al 30% della superficie della zona di rispetto.

Arbusti in forma libera: parcheggi e viali

In caso di viali cittadini o stradali e parcheggi, si dovrà valutare l’impianto nel suo complesso per esigenze sia di progettazione che di manutenzione. Le distanze tra gli arbusti se in forma libera dovranno rispettare il seguente schema (riferito a sviluppo adulto):

– arbusti con altezza fi no a 2 m distanza tra le arbusti non inferiore a m 2

– arbusti con altezza oltre i 2 m distanza tra le arbusti non inferiore a m 3

Gli arbusti dovranno essere ad una distanza non inferiore a m 0.6 dalla sede stradale.

Dovrà essere prevista una zona di rispetto adeguata per consentire un normale sviluppo dell’arbusto. Detta superficie va calcolata nel modo seguente:

– arbusti con altezza fino a 2 m 1.5 mq con raggio non inferiore a m 0.4

– arbusti con altezza oltre i 2 m 2.5 mq con raggio non inferiore a m 0.6

In ogni caso è obbligatorio mantenere attorno al tronco un’area libera, pacciamata o inerbita di superficie complessiva non inferiore al 30% della superficie della zona di rispetto.

Siepi

La siepe va considerata come un soggetto unico. È obbligatoria una zona di rispetto proporzionale allo sviluppo aereo e radicale della siepe. La zona di rispetto è definita, in senso ortogonale all’asse longitudinale della siepe:

– siepe con altezza fi no a 2 m zona di rispetto di almeno 1.5 m

– siepe con altezza fi no a 4 m zona di rispetto di almeno 2 m

– siepe con altezza oltre i 4 m zona di rispetto di almeno 2.5 m

Le zone di rispetto vanno lasciate libere in modo che la siepe possa crescere in maniera adeguata. È ammessa la copertura delle zone di rispetto con pavimentazioni permeabili e che non creino compattamento. In ogni caso è obbligatorio mantenere attorno alla siepe un’area libera, pacciamata o inerbita di larghezza non inferiore al 30% della zona di rispetto.

Per tutti gli impianti (arbusti, siepi) per quanto riguarda le utenze sotterranee (gas, fognature, linee

elettriche, telefono ecc.) si dovranno rispettare le seguenti distanze:

– piante con altezza fi no a 2 m distanza minima >m 1

– piante con altezza oltre i 2 m distanza minima >m 1.5

Per scavi di messa in opera di nuova impiantistica, si dovranno osservare le distanze sopraccitate e prestare massima cautela ad evitare danni all’apparato radicale. In caso di effettiva mancanza di spazio e di assoluta necessità del passaggio dei nuovi impianti è consentito il non rispetto delle misure. In questo caso è obbligatorio l’immediato reintegro delle piante compromesse.

Lavorazioni del terreno.

Sono consentite lavorazioni con attrezzi rivoltatori (es. aratri) ad una profondità non superiore ai 35 cm. Sono vietate lavorazioni con impiego di attrezzi rotanti per la lavorazione del terreno, sia a rotazione orizzontale che verticale (zappatrici, frese ecc). È consentito l’impiego di attrezzatura a lame o denti fissi quali erpici fissi, ripuntatori, discissori, arieggiatori ecc. In deroga a quanto previsto nel precedente comma, è consentito l’impiego di frese o attrezzi similari, quando risulti documentata l’impossibilità di impiego di attrezzature più idonee (spazi limitati).

Messa a dimora e tecniche d’impianto.

La buca o trincea dovrà avere dimensioni e profondità adeguata a ricevere in modo agevole la pianta e commisurata all’ottimale sviluppo dell’apparato radicale. In terreni sciolti o di medio impasto, dovranno avere una dimensione di almeno 2 volte la dimensione della zolla; in terreni compatti e asfittici le dimensioni dovranno essere almeno di 3 volte la dimensione della zolla. La buca o trincea andrà riempita con terreno fertile mescolato con opportune dosi di sabbia e pomice naturale o altro materiale adatto a migliorare l’arieggiamento e la penetrazione delle radici. E’ consentito, inoltre, all’atto della messa a dimora l’impiego di fertilizzanti autorizzati per un rapido sviluppo ed attecchimento.

Il colletto dovrà essere posizionato a livello del piano di campagna.

Irrigazione

E’ obbligatorio provvedere ad adeguata irrigazione della pianta per tutto il periodo di attecchimento.

A tale proposito si dovrà prevedere l’impiego di appositi impianti di irrigazione ad ala gocciolante,

preferibilmente autocompensante.

Ancoraggi

In caso di siepi, i pali tutori, che potranno sorreggere le piante, dovranno essere in legno duro (es. castagno, robinia) non trattato e andranno collocati a distanze regolari lungo la fila. Su questi sarà posizionato un filo di ferro ad altezza di circa mt 0.4 dal suolo. Le piantine andranno fissate in modo elastico al filo di ferro con l’ausilio di legacci in polietilene o fibra naturale

PARTE TERZA

Erbacee annuali, poliennali e perenni

Le piante erbacee, annuali, poliennali e perenni, dovranno avere a disposizione un sufficiente spazio per la loro crescita e dovrà essere previsto un basso tasso di competizione tra di loro.

Lavorazioni del terreno.

Sono consentite lavorazioni con attrezzi rivoltatori (es. aratri) ad una profondità non superiore ai 30 cm. Sono vietate lavorazioni con impiego di attrezzi rotanti per la lavorazione del terreno, sia a rotazione orizzontale che verticale (zappatrici, frese ecc). E’ consentito l’impiego di attrezzatura a lame o denti fissi quali erpici fissi, ripuntatori, discissori, arieggiatori ecc.

In deroga a quanto previsto nel precedente comma, è consentito l’impiego di frese o attrezzi similari, quando, per le dimensioni dell’area, o per altri motivi documentabili, risulti impossibile l’impiego di attrezzature idonee. Questo per il fatto che frequentemente le piante erbacee vengono messe a dimora in aree in cui non è possibile l’impiego delle attrezzature più adatte (es. aiuole, porzioni marginali di verde ecc.).

Essendo generalmente impiegato terreno di riporto, è obbligatorio controllare che questo sia esente da infestanti rizomatose (convolvolo, gramigna, sorghetta ecc). All’atto della preparazione del terreno inoltre si dovranno prevedere pratiche agronomiche atte a ridurre la presenza di erbe infestanti (es. falsa semina). E’ consentito infine l’applicazione delle tecniche rivolte al miglioramento della fertilità e della struttura del terreno incluso l’impiego dei fertilizzanti autorizzati.

Impianto e tecniche d’impianto.

L’aiuola dovrà avere dimensioni adeguate, ed essere lavorata per una profondità sufficiente allo sviluppo ottimale delle piante.

Il colletto dovrà essere posizionato a livello del piano di campagna. E’ preferibile posizionare le piantine ad un livello leggermente superiore rispetto al suolo circostante per prevenire attacchi fungini.

È consentito l’impiego di pacciamatura, con preferenza per materiali naturali e biodegradabili. È autorizzato altresì l’impiego di film plastici quali il polietilene e polipropilene e minerali quali il lapillo lavico e le argille espanse. È vietato l’impiego di film plastici contenenti PVC.

Irrigazione

È obbligatorio provvedere ad adeguato adacquamento per tutto il ciclo della pianta.

A tale proposito si dovrà prevedere l’impiego di appositi sistemi di irrigazione ad ala gocciolante preferibilmente autocompensante.

PARTE QUARTA

Prati e manti erbosi

I prati e comunque i manti erbosi vanno considerati come impianti perenni.

Compatibilmente con la destinazione d’uso, la fruibilità e la praticità di manutenzione, è consigliato l’utilizzo contemporaneo di diverse specie erbacee, per il miglioramento della biodiversità e per favorire un rapido insediamento. La scelta dovrà puntare su specie ben adattate, rustiche, a fioritura scalare nel tempo evitando miscugli tra specie che abbiano forte competitività tra di loro ed elevate esigenze idriche. In caso di prati monofiti di graminacee, andranno preferite per l’impianto specie rustiche a rapido accestimento. Per le successive rigenerazioni si preferiranno specie a rapida crescita e limitato accestimento.

Lavorazioni del terreno.

Sono consentite lavorazioni con attrezzi rivoltatori (es. aratri) ad una profondità non superiore ai 30 cm. Sono vietate lavorazioni con impiego di attrezzi rotanti per la lavorazione del terreno, sia a rotazione orizzontale che verticale (zappatrici, frese ecc). E’ consentito l’impiego di attrezzatura a lame o denti fissi quali erpici fissi, ripuntatori, discissori, arieggiatori ecc.

In deroga a quanto previsto nel precedente comma, è consentito l’impiego di frese o attrezzi similari, quando, per le dimensioni dell’area da seminare, o per altri motivi documentabili, risulti impossibile l’impiego di attrezzature idonee. Questo in quanto, frequentemente, gli impianti di prati vengono situati in luoghi in cui non è possibile l’impiego delle attrezzature più adatte (es. aiuole, porzioni marginali di verde ecc.).

Essendo generalmente impiegati terreni di riporto, è obbligatorio controllare che questi siano esenti da infestanti rizomatose (convolvolo, gramigna, sorghetta ecc). All’atto della preparazione del terreno inoltre si dovranno prevedere pratiche agronomiche atte a ridurre la presenza di erbe infestanti (es. falsa semina)

Tecniche d’impianto.

E’ consentito, all’atto della preparazione del terreno, l’utilizzo di fertilizzanti autorizzati per favorire un rapido sviluppo ed attecchimento.

Il periodo ideale per la semina dei prati è Settembre-Ottobre. E’ consentita la semina altresì in Febbraio- Aprile. La semina del prato dovrà essere eseguita su terreno finemente sminuzzato, impiegando per l’operazione le apposite macchine da semina per prato. In caso di piccole aree si potrà seminare con le apposite seminatrici a mano, oppure a spaglio, procedendo alla distribuzione del seme sia longitudinalmente che trasversalmente all’area.

Una volta terminata la distribuzione del seme si procederà ad un leggero interramento dello stesso, con l’ausilio di un erpice o di un rastrello denti larghi, evitando di spostare la terra (e di conseguenza il seme) da una zona all’altra.

È consentita la copertura del seme con un leggero strato di sabbia silicea (non calcarea) o lapillo di piccole dimensioni (diam. 0.3 mm). È vietato l’impiego di torba per ricoprire la semente. Al termine dell’operazione si procederà ad una rullatura uniforme su tutta la superficie.

Irrigazione

È obbligatorio provvedere ad adeguata irrigazione del prato per tutto il periodo di attecchimento. È consentito l’impiego di appositi impianti per aspersione, curando di evitare il ruscellamento dell’acqua, ed utilizzando l’impianto irriguo solamente nelle ore notturne.

ALLEGATO III

Disposizioni riguardanti potature e abbattimenti.

La potatura degli alberi potrà essere praticata nei seguenti casi:

  • per mantenere o ripristinare lo stato di equilibrio tra i vari organi ed assicurare alla pianta migliori condizioni vegetazionali, di stabilità e di resistenza a fattori biotici ed abiotici;
  • per allevamenti in forma obbligata (siepi) o per potature di allevamento in caso di impianti particolari (es. viali).
  • per l’eliminazione di rami secchi, danneggiati o malati ovvero per motivi fitosanitari;
  • per la salvaguardia dell’incolumità pubblica o per intralcio alla circolazione stradale;
  • per interferenza con elettrodotti e reti tecnologiche aeree preesistenti.

È comunque vietata la potatura nei seguenti casi:

  • nel periodo immediatamente successivo alla messa a dimora fi no a superamento della crisi

di trapianto;

  • nel periodo in cui avviene la riproduzione dell’avifauna;

Sono vietati interventi di capitozzatura e semicapitozzatura della chioma e delle radici e su branche con diametro superiore a cm 10. Sono consentiti in via straordinaria solo per casi di salvaguardia della incolumità pubblica.

È vietato abbattere alberi ed arbusti nel periodo in cui avviene la riproduzione di fauna e avifauna, esclusi i casi di salvaguardia dell’incolumità pubblica.

È vietato trapiantare nello stesso sito di abbattimento una pianta appartenente alla stessa specie. In deroga a quanto previsto, può essere valutata la possibilità di reimpiantare una pianta della stessa specie nello stesso sito di abbattimento, in caso di parchi o viali monumentali o di particolare valore storico. In questo caso si dovrà provvedere alla preparazione di una adeguata buca d’impianto, nella quale dovrà essere eliminato ogni residuo radicale della pianta abbattuta e sostituito tutto il terreno. 21

ALLEGATO IV

Disposizioni per il contenimento biologico delle zanzare

Regole da rispettare:

  • non abbandonare contenitori di qualsiasi natura e dimensione, evitando ogni ristagno d’acqua.
  • mantenere pulite le vasche e le piscine .
  • immettere nelle vasche , fontane o laghetti ornamentali dei pesci che si nutrono di larve (Pesci rossi o Gambusia affinis) .
  • cambiare l’acqua nei sottovasi e abbeveratoi giornalmente.
  • coprire eventuali contenitori di acqua inamovibili come vasche di cemento, bidoni e fusti per l’irrigazione di orti con strutture rigide o teli impermeabili.
  • provvedere a ispezionare, pulire e trattare periodicamente le caditoie interne ai tombini per la raccolta dell’acqua piovana nei giardini e nei cortili.

Utilizzo di prodotti per la difesa:

possono essere impiegati esclusivamente i prodotti riportati in allegato VI parte 4 del presente disciplinare.

Esclusivamente con presenza accertata di infestazioni di zanzara tigre (Aedes albopictus) e limitatamente a trattamenti a chiusini, tombini, bocche di lupo e caditoie, evitando qualsiasi tipo di contaminazione esterna dei manufatti summenzionati, è consentito l’impiego dei prodotti riportati in allegato VI parte 5 del presente disciplinare.

ALLEGATO V

Prodotti impiegabili per il miglioramento della fertilità e l’ammendamento.

  • Concimi, ammendanti e correttivi

Condizioni di impiego:

  • Impiego consentito solo per prodotti impiegabili in Agricoltura biologica.
  • Impiego consentito solo in conformità delle disposizioni della normativa vigente concernente l’immissione in libera pratica e l’utilizzazione dei prodotti interessati.
  • Impiego consentito per i preparati biodinamici.

Prodotti/note

  • letame

solo ben compostato

  • letame essiccato e deiezioni avicole disidratate

solo ben compostato

  • rifiuti domestici trasformati in compost

solo da raccolta differenziata all’origine

  • torba

solo per produzione di miscele per terricci e produzione piante in vivaio

  • miscela compostata di materiali vegetali (compost)

solo con materiali vegetali no RSU

  • prodotti e sottoprodotti di origine animale: farina di sangue e farina di carne (e derivati es. carnicci)

solo in caso di erbacee e arbustive in fertirrigazione, solo al trapianto o in caso di piante erbacee e arbustive

  • prodotti e sottoprodotti organici di origine vegetale per la fertilizzazione (panelli)

solo al momento dell’impianto come repressivi di patologie del suolo

  • solfato di potassio che può contenere sale di magnesio

solo all’impianto in caso di carenze riconosciute

  • borlande ed estratti di borlande

concimazione di fondo o fertirrigazione

  • carbonato di calcio

all’impianto come correttivo

  • carbonato di calcio e magnesio

all’impianto come correttivo

  • solfato di magnesio

all’impianto come correttivo

  • solfato di calcio (gesso)

all’impianto come correttivo

  • zolfo elementare

all’impianto come correttivo

  • oligoelementi

solo in caso di carenze conclamate e solo prodotti non chelati con sostanze di sintesi

2. Prodotti miglioratori e preservanti la fertilità e la struttura del terreno

Prodotti/note

  • argille (zeolite, perlite, caolino, sepiolite ecc)

miglioramento della CSC e permeabiltà

  • pomice naturale

arieggiamento e permeabilità del terreno

  • cortecce, cippato vegetale, paglia, pacciamature

mantenimento umidità

  • segatura di legno

in miscela con terricci e compost

  • cenere di legno

solo autoprodotto per uso privato

  • alghe e prodotti a base di alghe

rinvigorenti, promotori crescita radicale

  • polvere di pietra (lapillo lavico)

pacciamatura, arieggiamento e permeabilità

ALLEGATO VI

Prodotti impiegabili per la protezione delle piante

Prodotti fitosanitari

Condizioni di impiego:

  • impiego consentito solo per prodotti impiegabili in agricoltura biologica
  • impiego consentito solo in conformità delle disposizioni della normativa vigente concernente l’immissione in libera pratica e l’utilizzazione dei prodotti interessati. In particolare:

– autorizzazione del formulato ai sensi del Dl 194 del 17-03-95;

– autorizzazione all’impiego su colture ornamentali.

  • obbligo di impiegare il prodotto con la classe di tossicità inferiore.
  • vietato l’impiego di prodotti classificati molto tossici, tossici o nocivi.

Prodotti/note

  • Azadiractina

insetticida sistemico. Impiegabile anche in endoterapia

  • Piretrine

insetticida

  • Rotenone

insetticida, solo formulati a bassa tossicità

Microrganismi:

  • Bacillus t. kurstaki

insetticida, specifico contro larve di lepidotteri

  • Bacillus t. aizawaii

insetticida, specifico contro larve di lepidotteri

  • Beauveria bassiana

insetticida, specifico contro larve di lepidotteri

  • ortofosfato di ferro

lumachicida

  • rame

fungicida, battericida, protezione tagli di potatura

  • sali di potassio (saponi)

lavaggio delle melate

  • olio paraffinico

insetticida/bagnante

  • olio minerale

insetticida, trattamenti invernali

  • zolfo

fungicida antioidico

2. prodotti fitoprotettivi e corroboranti

Condizioni di impiego

Impiego consentito solo in conformità delle disposizioni della normativa vigente concernente

l’immissione in libera pratica e l’utilizzazione dei prodotti interessati.

Prodotti/attività

  • propoli

fitoprotettivo, coadiuvante fungicidi e batteriostatico

  • silicato di sodio

fitoprotettivo

  • bicarbonato di sodio

fitoprotettivo

  • saponi di sodio e potassio

lavaggio melate e residui insetti

  • reparati biodinamici

incremento della resistenza delle piante

  • estratti di piante

incremento della resistenza delle piante

  • feromoni e trappole

monitoraggio e mass-trapping insetti

  • trappole a colla

monitoraggio e mass-trapping insetti

3. Altri prodotti utili alla difesa delle piante

Prodotti/attività

  • artropodi utili

predazione e parassitizzazione di insetti/acari nocivi

  • nematodi entomopatogeni

parassitizzazione di insetti nocivi

  • micorrize

micorrizazione delle radici

  • nidi artificiali

rifugio avifauna insettivora

4. Prodotti impiegabili nel contenimento delle zanzare in ambito di verde biologico

Prodotti/attività

  • Bacillus t. israeliensis*

larvicida

  • Piretrine*

insetticida adulticida

  • Trappole a CO2

monitoraggio e mass-trapping

5. Prodotti impiegabili esclusivamente per il contenimento di zanzara tigre (Aedes albopictus)

L’impiego è limitato a chiusini, tombini, bocche di lupo e caditoie, evitando qualsiasi tipo di contaminazione esterna dei manufatti summenzionati.

Prodotti/attività

  • Diflubenzuron*

regolatori di crescita degli insetti (IGR) – antagonisti degli ormoni degli insetti

  • Methoprene*

regolatori di crescita degli insetti (IGR) – mimetico dell’ormone giovanile

  • Piryproxyfen*

regolatori di crescita degli insetti (IGR) – mimetico dell’ormone giovanile

  • Triflumuron*

regolatori di crescita degli insetti (IGR) – antagonisti degli ormoni degli insetti

* in preparati biocidi

Nota.

I prodotti fitosanitari di cui al punto 1 devono rispettare quanto previsto dall’allegato II parte B del Regolamento CEE 2092/91 e successive modifiche.

fonte: SERBIOS Bio-Habitat

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Commenti

  1. by guida alimentazione body building on dicembre 12th, 2011 at 02:19

    Ottime informazioni!

  2. by Giovanni Poletti on dicembre 12th, 2011 at 10:03

    Grazie!

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