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Valore aggiunto agli Alberi

Nuova normativa: la “Pratica Albero Monumentale”

Il D. Lgs. n. 63/2008 omogeneizza il quadro nazionale in materia e valorizza gli alberi monumentali quali componente culturale essenziale ai fini paesaggistici e di attrazione turistica.

Per i Dottori Agronomi e Forestali si apre una fase professionale nuova e stimolante nella quale saranno chiamati ad operare rafforzando le proprie conoscenze in materia di beni culturali.

1 Decreto Legislativo 26 marzo 2008 n. 62, relativo ai beni culturali, e il Decreto Legislativo 26 marzo 2008 n. 63, relativo al paesaggio, pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale n. 84 del 9 aprile 2008, sono entrati in vigore il 24 aprile.

Sulla scorta dei principi espressi dalla Corte Costituzionale, i due Decreti Legislativi apportano ulteriori modifiche al D.Lgs. n. 42 del 2004 “Codice dei beni culturali e del paesaggio”, meglio noto come Codice Urbani (già emendato in passato con il D.P.C.M. 12/12/2005, col D.Lgs. 156/2006 e col D.Lgs. 157/2006), adeguandone, tra l’altro, la definizione di “Paesaggio” a quella adottata dalla Convenzione Europea sul Paesaggio firmata nel 2000 a Firenze e ratificata dalla Repubblica Italiana con Legge 9 gennaio 2006 n. 14.

Specialmente per quanto riguarda il D. Lgs. n. 63/2008, per i tecnici e per gli operatori della selvicoltura e del Verde sono di non poco conto le modifiche introdotte relativamente alla tutela e alla salvaguardia del paesaggio storico, presso cui trova sede normativa anche la valorizzazione degli alberi monumentali in chiave di essenziale componente paesaggistica e di attrazione turistica.

Quadro normativo
Nel passato l’individuazione, la salvaguardia e la preservazione di alberi, alberate e filari portatori di interessi eccezionali erano dovute all’inaccessibilità dei luoghi ove si trovavano, oppure lasciate alla sensibilità individuale di proprietari, tecnici Agronomi e Forestali e operatori che decidevano di riservare dal taglio quei soggetti arborei che per i motivi più disparati ritenevano opportuno preservare e conservare. È in gran parte grazie a costoro se oggi possiamo parlare di alberi monumentali.
In seguito, contestualmente all’affermarsi di nuovi indirizzi tecnico-scientifici che attribuiscono agli alberi non solo valore finanziario ma anche valore d’esistenza in sé, numerosi enti locali hanno emanato norme finalizzate a tutelare gli esemplari arborei più maestosi: la Legge Regionale dell’Emilia-Romagna n. 2 del 1977 rappresenta probabilmente il primo atto normativo varato in Italia per salvaguardare i patriarchi arborei isolati, in gruppi o in filari. Fatte le leggi, le strutture tecniche e scientifiche iniziano ad adeguarsi a questa nuova realtà. Alla metà degli anni 80 il Corpo Forestale dello Stato, coadiuvato dai colleghi delle Regioni Autonome, completa il poderoso censimento avviato nel 1982 su tutto il territorio nazionale che permette di individuare e catalogare oltre 22.000 alberi di particolare interesse, ulteriormente selezionati in 2000 di grande interesse, tra cui circa 150 definiti monumentali perché portatori di un valore eccezionale. Dopo questa iniziativa, parallelamente all’emanazione di ulteriori specifiche Leggi Regionali in materia di filari e alberi monumentali, molti enti e istituzioni commissionano o eseguono in completa autonomia analoghe indagini nei territori di competenza.
Anche la comunità scientifica inizia ad interessarsi a questa tematica: seppure con iniziative ancora sporadiche, i prodigi arborei della natura entrano nei seminari, nei workshop, nei convegni, nei congressi e divengono oggetto di analisi e studi approfonditi. Si arriva così ai giorni nostri con un quadro normativo, tecnico e scientifico non proprio omogeneo: molte Leggi Regionali diverse tra loro vigono nelle aree d’Italia, svariati elenchi di alberi monumentali risultano compilati da enti distinti secondo criteri tecnico-scientifici e sensibilità socioculturali differenti. Le norme venute finalmente alla luce, quindi, hanno il grande pregio di poter esser ritenute a ragione le prime disposizioni nazionali specifiche in materia di alberi monumentali. Il D.Lgs. n. 63/2008 ha il grande pregio di costituire il primo atto statale di regolamentazione normativa della materia, cui dovrà opportunamente seguire anche la definizione di un elenco unico nazionale condiviso, alimentato e aggiornato sia dagli enti statali, sia da quelli regionali e locali. E ancora meglio sarebbe, per la verità, se fosse varata una legge quadro nazionale che riordini tutta la materia degli alberi monumentali. Le modifiche introdotte all’art. 136 del Codice Urbani inseriscono esplicitamente e a pieno titolo gli alberi monumentali tra quei beni immobili che possono essere dichiarati di notevole interesse pubblico e quindi annoverati nell’elenco dei beni paesaggistici, al pari dei complessi archeologici, delle ville, dei castelli e dei centri storici di maggior pregio.
Vi è inoltre un’altra considerazione da fare. Ai sensi del Codice Urbani il Patrimonio Culturale nazionale è costituito da Beni culturali e da Beni paesaggistici.
Grazie al D.Lgs n. 63/2008 gli alberi monumentali, in quanto Beni Paesaggistici a tutti gli effetti, entrano a far parte del patrimonio culturale nazionale, proprio come i capolavori dell’arte umana. Recependo e facendo propria una sensibilità diffusa, quindi, i monumenti della Natura vengono finalmente equiparati ai monumenti dell’Uomo: il sostantivo “albero” entra ufficialmente nei testi nazionali che tutelano il patrimonio culturale. Il patrimonio artistico naturale alla stregua del patrimonio artistico antropico. Ma c’è dell’altro. Secondo le modifiche apportate all’art. 137 le Regioni istituiscono apposite commissioni con il compito di formulare proposte per la dichiarazione di notevole interesse pubblico degli immobili. In queste commissioni trovano rappresentanza le competenti Sovrintendenze ai beni architettonici e al paesaggio e quelle ai beni archeologici, le Regioni, le Università degli Studi, le Fondazioni di tutela del patrimonio culturale e le Associazioni portatrici d’interessi diffusi. Tali commissioni, però, novità, sono integrate dal rappresentante del competente Comando Regionale del Corpo Forestale dello Stato nei casi in cui la proposta riguardi filari, alberate ed alberi monumentali: una funzione tecnica specialistica che, evidentemente, sarà opportuno affidare ai professionisti Dottori Agronomi e Dottori Forestali presenti nei ruoli dell’Amministrazione forestale dello Stato.

Scenari professionali aperti
Si aprono nuovi scenari professionali per i Dottori Agronomi e Forestali liberi professionisti e per gli operatori tutti della selvicoltura e dell’arboricoltura, chiamati a collaborare e a interagire prima di tutto per segnalare oggi quegli alberi che, se salvaguardati, diverranno monumentali domani. E già questo non è poco.
I Dottori Agronomi e Forestali liberi professionisti o pubblici dipendenti dovranno contribuire alla definizione di un protocollo ufficiale ove siano indicate le modalità di catalogazione e i caratteri che portano a dichiarare monumentale un filare, un’alberata o un singolo albero: portamento singolare o maestoso, rarità botanica, pregio naturalistico, dimensioni imponenti (altezza, diametro), longevità eccezionale, importanza paesaggistica, storica, religiosa, per tradizione locale…
Nasce la “Pratica Albero Monumentale” e in questo campo l’impegno della categoria dovrà essere costante e risoluto. I professionisti sono chiamati a contribuire alla prima definizione e al consolidamento teorico-formale di quella specifica relazione tecnica che, nell’alveo della relazione paesaggistica, dovrà esaltare e valorizzare l’elevato contenuto tecnico-scientifico della professione senza con ciò appesantire l’iter burocratico-amministrativo delle pratiche presentate per vedere riconosciuto il valore monumentale dei soggetti arborei. E tenendo sempre presente che solitamente tale processo richiede molto tempo e si realizza secondo consuetudini progressivamente limate da approssimazioni successive. Un impegno complesso ma esaltante che vedrà in prima linea i colleghi presenti nelle commissioni edilizie e paesaggistiche attivate ai vari livelli amministrativi. Sedi ideali per irraggiare indirizzi operativi che guideranno i Dottori Agronomi e Forestali liberi professionisti e pubblici dipendenti nell’operare sul territorio. Per tutti gli operatori del settore sorge quindi la necessità di crescere ed aggiornarsi con la consapevolezza di stare intervenendo non solo e non tanto sui migliori patrimoni genetici prodotti dal mondo vegetale, tanto forti e resistenti da superare le siccità più lunghe e i freddi più intensi, e speriamo anche gli inquinamenti e le manomissioni ambientali più invasive. Ma su veri e propri beni immobili costituenti il patrimonio culturale nazionale: potare il bizzarro habitus della “Quercia delle streghe” a Capannoni (LU) non ha minor valore culturale di eseguire la manutenzione delle storiche mura di Lucca, ad esempio. Indubbiamente ciò richiede un cambio di marcia.

Conclusioni
Le recenti disposizioni modificative del “Codice dei beni culturali e del paesaggio” interessano molto opportunamente anche gli alberi monumentali quali testimoni di civiltà e portatori di molteplici valori. Disposizioni necessarie, irrinunciabili, di cui si avvertiva il bisogno per iniziare a ricomporre e a omogeneizzare il quadro nazionale, assai frammentato in questo affascinante campo del sapere cui è collegata l’attività dei Dottori Agronomi e Forestali. Si aprono scenari professionali nuovi. Nuovi e importanti giacché i Dottori Agronomi e Forestali e gli altri operatori privati e pubblici dei boschi e del verde che operano sui campioni della nostra flora nazionale devono ufficialmente essere considerati a tutti gli effetti anche tecnici e operatori culturali. E di ciò dovranno tenere conto nella quotidiana attività professionale.

fonte: AF; n°4-08, pg 7-9; autore Dott.For. Paolo Caramalli

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Commenti

  1. by Valore aggiunto agli Alberi | BNotizie Magazine on ottobre 11th, 2009 at 19:56

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