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Critical garden per appassionati, ma non sempre preparati

Scelte del Verde per un confronto

A completamento della panoramica sul movimento dei critical garden, già pubblicati qui e qui, un’intervista ora ad un rappresentate della Pubblica Amministrazione.

Abbiamo parlato di esperienze di critical garden e sponsorizzazione del verde con Luigi Vigani, direttore del Settore tecnico arredo urbano e verde del Comune di Milano.

In che modo l’operato dei movimenti di critical garden costituisce un’intromissione e un ostacolo per il verde pubblico istituzionale?

Questi gruppi intervengono per lo più su aree abbandonate, private o dalla proprietà non chiara. In alcune situazioni è però capitato che abbiano condotto realizzazioni su aree in carico al nostro Settore, tra l’altro senza avvisarci: questo modus operandi ci ha costretto, in certi casi, a rimuoverle. Un caso recente si è verificato in piazza della Repubblica, dove, alcuni mesi prima di una riqualificazione prevista dal Comune e affidata a professionisti, una di queste organizzazioni è intervenuta senza grande preparazione agronomica e senza curare poi adeguatamente il verde realizzato. Sicuramente, pur apprezzando il loro amore per la natura e il loro desiderio di abbellire la città, assolutamente non in discussione, riscontriamo un atteggiamento non sempre coerente al contesto, elemento fondamentale per evitare interventi inopportuni. Purtroppo anche l’aspetto manutentivo, necessario per conservare in buona salute piante e fiori, spesso non è del livello auspicato.

Il coinvolgimento di cittadini e volontari nella cura di aree verdi è un fattore positivo: quali aspetti vanno però migliorati per garantire un verde di qualità?

L’apporto dei cittadini nella cura del verde pubblico, sebbene importantissimo, non è sempre di qualità elevatissima: ci auguriamo e spendiamo energie per far sì che il livello aumenti, insieme con il numero di cittadini, associazioni e imprese coinvolte. Il punto delicato è, purtroppo, un turnover piuttosto elevato: l’entusiasmo è forte all’inizio ma, non infre­quentemente, scema quando i soggetti si rendono conto che mantenere il verde pubblico a elevati livelli qualitativi comporta spese non indifferenti, anche a causa di atti vandalici e un uso non sempre corretto. Tutto ciò rende necessario profondere molte energie e un numero di interventi manutentivi decisamente superiori rispetto al verde privato, scoraggiando chi inizialmente ha sottostimato il fenomeno. Capita inoltre che gruppi, associazioni e società abbandonino la gestione dell’area in anticipo sulla scadenza del contratto, determinando una situazione spiacevole su un duplice piano: della qualità visibile ai cittadini, abbassandola drasticamente fino a sfociare nel degrado e dell’impegno economico a carico del Comune. Quando lo standard si riduce drasticamente si rendono infatti necessari investimenti non previsti per riportare il livello allo standard comunale, per essere consegnato all’appaltatore del servizio di manutenzione individuato con gara pubblica.

Chiudiamo con una provocazione: il Verde dovrebbe essere realizzato esclusivamente dalle istituzioni. Cosa c’è di vero quest’affermazione?

È davvero una provocazione: il Verde pubblico, in quanto tale, è innanzitutto dei cittadini, non del Comune. Di vero c’è che la pianificazione, la programmazione e il controllo devono essere sicuramente solo pubblici, ma il privato deve partecipare con operazioni di progettazione e realizzazione di opere pubbliche, per esempio a scomputo degli oneri urbanizzativi, aspetto cresciuto d’importanza soprattutto negli ultimi anni. Vero è che l’opera a scomputo, non essendo diretta dal pubblico, presenta a volte un risultato inferiore alle aspettative. Il governo delle opere pubbliche a scomputo registra inoltre un decifit di controllo, poiché la direzione lavori è scelta dall’operatore privato e, quindi, non sempre è dotato della “libertà e indipendenza” necessarie per la direzione di un’opera pubblica e il collaudo, purtroppo, non è sempre adeguato alle esigenze. Di pubblico quindi c’è unicamente la figura del sorvegliante, non dotata però di reali e adeguati poteri.

fonte: ACER – autore: D.D

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