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Forma il tuo Verde

Gestione del Verde: condividere le scelte

Una questione di cultura

Parlarsi per costruire

Si fa un gran parlare di partecipazione dei cittadini in particolare per quel che riguarda le scelte urbanistiche e ambientali delle nostre città. Le previsioni ci dicono che entro il 2050 il 70% della popolazione mondiale sarà urbana. Non è possibile rimandare all’infinito la soluzione dei problemi degli agglomerati urbani, per quanto essi non siano sempre di facile soluzione.

La tendenza in atto è che le città devono restare o ritornare ad essere, nel concreto del quotidiano, “affare” della gente che in esse vive e lavora, tanto nelle piccole quanto nelle grandi scelte.
E’ una questione di democrazia, oltre che di qualità della vita. Chi lavora nel settore ambientale, chi progetta e gestisce il verde urbano ha in mano un asso importante, in quanto può operare in positivo, per la parte che gli compete, nel ricucire un rapporto, spesso molto sfilacciato, tra Istituzioni pubbliche e cittadini che, come si sente sovente dire, pagando le tasse, reclamano con diritto servizi efficienti a tutti i livelli.
Se si realizza un verde funzionale, a misura d’uomo come a misura di albero, si contribuisce a creare condizioni di maggior equilibrio nelle persone che vivono in città, sempre di corsa per raggiungere chissà quali obiettivi: non per niente, fra le varie funzioni attribuite al verde urbano, vi è anche quella di “igiene mentale”. A questo punto è chiaro che bisogna “allacciare” il rapporto con i cittadini e stabilire con loro un dialogo, che deve essere basato su alcuni presupposti che impegnano i dialoganti al rispetto delle “regole del gioco”. Il dialogo si può instaurare e, soprattutto, farlo durare nel tempo, se viene costantemente “nutrito” di due fondamentali elementi: l’informazione e la partecipazione

L’ informazione
Visto che informazione vuol dire chiarezza, vediamo in quali aspetti si può articolare:
– l’informazione è un diritto della cittadinanza e nel contempo un dovere dell’Amministrazione pubblica e di chi in essa vi opera;
– l’informazione va intesa anche come educazione, volta alla conoscenza e di conseguenza al rispetto del patrimonio comune;
– l’informazione deve riuscire a generare rispetto per il lavoro che svolgono i tecnici del verde;
– informazione e mass media: i progetti di nuove aree verdi, gli interventi manutentivi di particolare impegno (specie se poco comprensibili: vedi abbattimento di platano affetto da cancro colorato o di albero cariato alla base, ecc.) devono essere opportunamente pubblicizzati attraverso comunicati stampa, radio, televisione, giornali locali, cogliendo così l’occasione per far conoscere alla gente la particolarità e l’importanza del lavoro dei tecnici del verde, ancora troppo poco conosciuto;
– informazione sul cantiere: è la situazione in cui si viene direttamente a contatto con il cittadino che passa e vuole sapere.
L’apposizione di cartelli informativi chiari ed illustrati, la presenza di personale paziente, disponibile, ma nel contempo fermo nel difendere il proprio ruolo, le proprie specifiche competenze e il proprio operato, rappresentano un segnale chiaro, una mano tesa verso tutti coloro che vogliono sapere “cosa succede in città”.

La partecipazione

Parlare di informazione, organizzarla ed attuarla, comporta un notevole impegno (partendo sempre dal presupposto che quando si tratta di impegno si intende “cose fatte bene”), in quanto nulla deve essere lasciato al caso, ma tutto deve essere studiato, vagliato, approfondito, concordato e infine attuato.
Credo che a nessuno piaccia “lavorare a vuoto”, per cui quanto più l’informazione è capillare, tanto più efficace potrà risultare il recepimento, da parte dei cittadini, del messaggio che si vuole trasmettere.
L’informazione su uno specifico intervento ha comunque un inizio e una fine. Il bello comincia subito dopo, quando si spera che l’informazione esauriente e capillare sortisca gli sperati effetti “partecipativi”.

E’ importante prendere subito atto che vi sono diversi livelli di partecipazione in base all’entità della posta in gioco e al grado di sensibilità della comunità locale alle problematiche ambientali.
Intanto, cercando di guardare la città attraverso gli occhi dei più deboli (bambini, anziani, disabili), si possono già ricercare soluzioni e programmare interventi che diano risposte concrete ai reali problemi della gente che fruisce del verde distribuito in città.

Non mancano certo dichiarazioni d’intenti e documenti a favore della partecipazione dei cittadini. Il Consiglio d’Europa, approvando la “Carta della partecipazione dei giovani alla vita comunale e regionale”, ha trasmesso un chiaro messaggio alle Amministrazioni locali, perché creino le condizioni per lo sviluppo di una politica dell’ambiente urbano che privilegi la realizzazione di spazi integrati, dove scuola, lavoro, gioco e tempo libero possano esprimersi come momenti sì diversificati, ma collegati in modo equilibrato nel contesto ambientale e sociale. Il documento dice ancora che bisogna ricercare “…un quadro di vita più armonico e favorevole al pieno sviluppo delle persone e alla crescita di un’effettiva solidarietà tra le diverse generazioni”.

La “Dichiarazione di Barcellona: Carta delle città educative 1990” afferma che “…la pianificazione urbana deve tener conto dell’ambiente urbano sullo sviluppo dei bambini e dei giovani e sull’integrazione delle loro aspirazioni personali e sociali”. Perché queste lodevoli enunciazioni di sacrosanti principi si traducano in vita vissuta, è necessario attivarsi. L’esperienza insegna alcune cose.

– Innanzi tutto, “leggendo” la realtà urbana ci si rende conto che l’ecosistema città, attraverso le zonizzazioni e la specializzazione delle aree urbane (con periferie esclusivamente residenziali, frequentemente con gravi problemi di integrazione sociale, centro destinato ad attività commerciali e terziarie, zone industriali periferiche), ha perso la complessità e la diversificazione che sono il cardine della qualità urbana. Il concetto di fondo dell’ecologia urbana è che l’ambiente di vita deve essere più ricco possibile di stimoli, di attività, di verde, di interscambio fra i gruppi, di riavvicinamento tra le generazioni.

E’ ormai ampiamente accertato che la personalità umana, specialmente nel bambino, si sviluppa molto di più vivendo in uno spazio dove la presenza della natura consente di acquisire importanti esperienze che non si possono certo fare in un deserto di cemento e di asfalto. A livello di progettazione, è dunque sempre più necessario ed intelligente coinvolgere i residenti nelle scelte che porteranno a realizzare aree verdi di cui saranno i diretti fruitori. Il verde non sempre rappresenta l’elemento portante di una riqualificazione ambientale urbana, ma può costituire un elemento di arredo che rende piacevole, ad esempio, la ristrutturazione urbanistica di una piazza o di una via. Nel 1971 gli abitanti di Delft (Olanda), a seguito del moltiplicarsi di incidenti di cui erano spesso vittime pedoni e bambini, presentarono alla Municipalità alcune proposte per “restituire” agli abitanti le vie di quartiere, riconquistando uno spazio di incontro, creando “vie residenziali” dove, attraverso la moderazione del traffico, si poteva stabilire una coesistenza pacifica tra auto e pedoni. Da tale esperienza si è sviluppata rapidamente una tendenza e un modo di operare in Germania, Svizzera, Francia, Gran Bretagna. Oltre tutto, dov’è più agevole la percorribilità pedonale, maggior impulso riceve l’attività economica del quartiere.

La “progettazione partecipata” comincia finalmente ad essere una realtà anche in Italia. Una prima semplice e sommaria raccolta di dati fornisce già un’indicazione spesso attendibile sulle esigenze degli abitanti della zona (l’area per il gioco attrezzata, il campo di bocce, la barriera antirumore, ecc.).
Altro elemento importante è la capacità professionale, unita all’esperienza di conoscenza del territorio del tecnico del verde, che deve acquisire ed accrescere la propria abilità nel saper parlare con la gente: in tal modo, se si riesce a stabilire un buon rapporto con l’utenza, si può anche correggere il tiro in fase iniziale, spiegando le motivazioni tecnico-funzionali che sono alla base delle scelte progettuali, per cui alcune cose si possono fare e altre no. È chiaro che la progettazione partecipata deve diventare una “progettazione guidata” (in senso costruttivo e positivo beninteso). In questa fase di crescita, di cambio di mentalità e di modo di lavorare, è importante che le Amministrazioni pubbliche sappiano svolgere il ruolo di “catalizzatori”, imparando, da una parte, a superare una visione puramente “amministrativa” dei problemi, per sviluppare invece un ruolo di innovazione, promozione, comunicazione/informazione.

– Non dimentichiamo che aumenta il tempo libero (almeno per una parte di cittadini); ciò rappresenta una buona occasione per avanzare proposte di coinvolgimento e di impegno. Non è facile, perché troppi ancora “pretendono” che l’Ente pubblico fornisca “tutto”, senza prendere in considerazione che se il Comune o l’Azienda municipalizzata elargiscono vernice e pennelli, i soggetti delle perenni lamentazioni possono anche verniciarsi le panchine del giardino sotto casa.
– Un’altra grande risorsa è il volontariato, attivissimo nel nostro Paese in molteplici settori. Bisogna però capire con chiarezza un aspetto: il volontariato non si sostituisce all’Ente pubblico, ma collabora con esso.
Prendersi, ad esempio, l’impegno di pulire il giardino due volte alla settimana vuol dire sentirlo proprio, organizzare manifestazioni di vario tipo nel “proprio” giardino con occasione di partecipato divertimento, soprattutto dei più piccoli, vuol dire “animare”, rendere vivo un fazzoletto di verde.
-Non bisogna considerare mal spese le energie profuse per il coinvolgimento e la partecipazione dei cittadini, al di là dei risultati che si ottengono. In tutte le cose prima di arrivare “a regime”, occorrono tempo ed energia, a maggior ragione quando la leva più importante è rappresentata dalle persone, che costituiscono sempre la molla inalienabile di ogni pensiero ed azione.

Fonte: Cultura del Verde-Giardino Fiorito

Autore: Alberto Vanzo

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