doc green
Forma il tuo Verde

Riflessioni informali in tema di alberi nella corrispondenza email tra colleghi

Fwd: Invio in corso posta elettronica: Bruno n. inv. 56 – ceppo 005, Bruno n. inv. 56 – ceppo 001, Bruno n. inv. 56 – ceppo 002, Bruno n. inv. 56 – ceppo 003, Bruno n. inv. 56 – ceppo 004

 

padova ambienteClaudia Alzetta, Dott. Forestale presso il Comune di Padova – Settore Verde, Parchi, Giardini e Arredo Urbano – Ufficio Alberature si rivolge al collega e fornitore Giovanni Poletti dopo avere assistito alla rimozione di un albero dal medesimo decretato in classe D (abbattimento):

 

ciao Giovanni,

ti invio un piccolo regalo: le foto della dicioccatura del ceppo del Platano n°56 di via Bruno, da te analizzato.

 

Le foto sono poco chiare, ma si è scoperto che il giovane Platano era stato messo a dimora in una minuscola buca di una ventina cm di diametro nel cemento, per poi crescere appoggiandosi all’esterno con i tessuti, ma senza continuità con le radici.

 

Incredibile cosa faccia un albero per sopravviverci…. bisognerebbe mettere fuori legge la tortura nei confronti degli organismi vegetali.

 

Ricordo male, o dicevi che in via Bruno i Platani erano particolarmente duri? Che sia stato il cemento, ad essere particolarmente duro…?

 

 

 

Giovanni Poletti, responsabile dell’analisi risponde:

 

Claudia,
ricordo benissimo la pianta e il momento in cui l’ho analizzata; fin da subito l’albero mi è piaciuto per niente.

 

…Colpo d’occhio d’esperienza?

 

Ho controllato ora i tracciati, 3, tutti interrotti per impossibilità all’avanzamento, ora sappiamo perché.
Su quella pianta ho perso due aghi (per la cronaca, 19 € cad; lo dico con una punta di sarcasmo in relazione ai ribassi che circolano…) e spuntato il terzo.

 

L’albero stava quindi in piedi solo in virtù di un piedistallo vero e proprio, le radici servivano solo al passaggio linfatico ridotto al minimo sindacale.

Una volta di più mi chiedo…come potresti mai far recepire una questione così tecnica, pur banale, a un comitato pro-alberi becero e prevenuto oltre che variamente capitanato?

 

Io passo per uno che abbatte (non quanto però riterrei opportuno rispetto a ciò che analizzo, a torto o a ragione sconfino inevitabilmente nella gestione e ciò non piace – recenti grandi appalti insegnano) forse perché non adotto scorciatoie di comodo con le PA o forse perché ho visto…troppi alberi “di confine” o, se vuoi, “confinati”.

 

Pensa per un attimo se su questa pianta si fosse andati in una controperizia o anche solo in una contrapposizione verbale con i soliti soloni, sarebbe stato detto tutto e il contrario di tutto…

 

Non c’è niente da fare… sono sempre più convinto che l’analisi di stabilità debba obbligatoriamente passare attraverso un rapporto fiduciario Committente/Professionista, con riscontri sulla qualità del servizio, e non tramite offerta economica al ribasso.

 

Per quanto concerne la mia sponda occorre qualcuno cui stia realmente a cuore il proprio operato, in TUTTI i sensi.

 

Per farlo si dovrebbe essere tante cose…ricordi cosa ti scrivevo circostanziando la figura in cui ci si sarebbe dovuti calare per scrivere adeguatamente il poster poi presentato all’ultimo Congresso Europeo di Arboricoltura di Torino?

 

Aggiungo anche che il Professionista dovrebbe essere, non ultimo, un po’ altruista.

 

Già… questo se fossimo in un mondo quasi_perfetto… allora si ragionerebbe su cose belle e anche queste foto non esisterebbero.

 

ciao

Giovanni

 

Di seguito, la galleria fotografica con le immagini raccolte al momento delle indagini e durante la fresatura della ceppaia

 

 

Scrivi un tuo commento. Come si fa?

Favorisci la diffusione di questa notizia. In che modo?

 

 

Notizia interessante? Allora dillo agli amici, è facile!

Commenti

  1. by federica toselli on settembre 30th, 2014 at 00:18

    Guardando le foto del platano da te analizzato, mi è venuto in mente che proprio nel condominio davanti al mio, c’ è una serie di Acer negundo, confinati in anelli di cemento, che un tempo erano…….le aiuole che li ospitavano. Ad uno è già arrivato il “colpo di grazia”, forse meglio dire di motosega ed è stato lasciato “come trofeo di guerra” un il ceppo alto circa 50 cm, su cui tutte le primavere fa bella mostra di sé una bella ciotolona colma di gerani ricadenti, poiché “il moncone” così lasciato, non sta bene sul piazzale del condominio, dove tutta la gente che passa lo vede….
    Scusa se ho usato questi toni “delicati” ed ironici per descrivere una situazione, diffusissima, in cui gli alberi “sono solo degli oggetti che servono per fare ombra”, senza preoccuparci delle loro reali esigenze e di tutte le sofferenze che gli infliggiamo.
    Non voglio soffermarmi sul tema dell’ analisi fitostatica, quanto sull’ espressione “alberi confinati” ed aggiungo discriminati e nelle foto si vede proprio “il coraggio” delle piante che anche nelle situazioni più drammatiche, trovano la forza per reagire e cercare quel minimo di sostentamento per sopravvivere.
    Riprendendo una celeberrima frase: “fa più notizia un albero che cade che una foresta che cresce”, dovremmo convincerci noi tecnici e cittadini, che a volte il sacrificio di un albero, (se è fatto con la giusta cognizione di causa), è la conseguenza di scelte tecniche ed economiche errate, che tendono a riproporsi col tempo, anche per un’inadeguata Cultura del Verde.
    Mi fa piacere che dopo tanta polemica sorta “attorno all’ albero”, una tua collega abbia riconosciuto il tuo operato, fornendo le foto ed illustrando la reale situazione in cui versava il platano.
    Ciao

Lascia un commento