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Una professione che viene da lontano per essere protagonista nel futuro

“Io ho scelto di fare il dottore agronomo e questo non è stato un ripiego per non aver fatto l’ingegnere”

 

Andrea Sisti

 

 

Di seguito l’editoriale del presidente del CONAF Andrea Sisti pubblicato sul numero 1_014 di AF, il periodico di informazione del Consiglio Nazionale dei Dottori Aronomi e dei Dottori Forestali in cui esprime ferma opposizione, oltre all’inapplicabilità giuridica, al cambio di titolo Dottore Agronomo – Ingegnere Agronomo dando un contributo risolutivo, si spera, alla cessazione di ogni ulteriore polemica sulla questione.

 

 

Una sfida importante.

Lo scenario che si prospetta per raggiungere gli obiettivi della Categoria per il 2020 è denso di novità e di prospettive: la nuova programmazione dei fondi strutturali, sviluppo rurale, aiuti a superficie, piccole medie imprese, cooperazione ed internazionalizzazione, la sfida di Expo2015 e quella dei congressi europei e mondiali.

 

Un filo conduttore attraversa questi appuntamenti: la consapevolezza di essere la Categoria di professionisti fondamentale per lo sviluppo del nostro Paese, dell’Europa e del Mondo. Non è demagogia o mania di grandezza è semplicemente prendere coscienza delle esperienze delle cronache di tutti i giorni. Il nostro mestiere rappresenta una tale utilità sociale, che là dove non c’è vi sono miseria, guerre e caos sociali.

 

La sfida dei nuovi piani di sviluppo rurale è quella della centralità della nostra professione come pianificatori progettisti, transfert della ricerca e dell’innovazione, cultori delle identità territoriali dei cibi e dei paesaggi, per un nuovo modello di sviluppo che proponga una crescita sostenibile e identitaria.

 

Per far questo occorre mettere in campo una strategia di investimento nella programmazione e conseguentemente nella formazione sia d’ingresso che di mantenimento della nostra professione. Nei prossimi anni la sfida dell’aggiornamento professionale del perfezionamento tecnico scientifico sarà fondamentale.

 

Ogni iscritto è chiamato a contribuire, ogni Ordine e Federazione è chiamato a proporre idee ed indicazioni per raggiungere l’obiettivo.

 

Con la nuova configurazione dei dipartimenti il Consiglio Nazionale ha introdotto i concetti di innovazione e internazionalizzazione della professione. Due principi nuovi per una professione, ma che sono fondamentali per le sfide del futuro, soprattutto per i giovani che vorranno intraprendere una nuova professione.

 

Essere presenti, proporre idee e progetti, creare reti, alimentare dibattiti culturali sulle prospettive della nostra professione senza limitarsi a dire  – non ci conosce nessuno – così facendo sì che volteremmo pagina. Se invece dovessimo cambiare titolo in ingegnere agronomo o ingegnere forestale, allora sì che apprenderemmo al chiodo le nostre scarpette da professionista.

 

Idea, quella del cambiamento del titolo non solo giuridicamente impossibile, ma culturalmente inaccettabile.

 

Chi cita fonti storiche sulla nostra denominazione è fuorviato dal fatto che ingegneri – architetti e agronomi appartenevano ad unica associazione (dal 1550 al 1900) e chi cita i nostri amici d’oltralpe o spagnoli o sudamericani o nordamericani deve sapere che non sono nella nostra stessa condizione.

 

Se citiamo gli amici ingegneri in riferimento al contesto mondiale mi risulta che tale denominazione sia relativa a qualifiche non univoche, ma tanto diverse tra loro da identificare (titolo non avente valore legale!!!) il tecnico delle caldaie quanto l’ingegnere strutturista.

 

Come già detto tutto ciò è inaccettabile culturalmente.

 

La caratterizzazione della nostra professione dipende soprattutto dalla formazione d’ingresso dove nell’ambiente accademico i nostri formatori sono multidisciplinari ed ahimè con scarso senso dell’identità culturale della dimensione professionale, ma anche dalla scarsa consapevolezza del nostro mestiere.

 

Io ho scelto di fare il dottore agronomo e questo non è stato un ripiego per non aver fatto l’ingegnere e come credo, tanti di noi.

 

In questo momento la nostra Categoria ha la centralità della scena. I disastri provocati in questi anni, dal consumo di suolo al dissesto idrogeologico alla dequalificazione paesaggistica dei luoghi, proprio ora che dobbiamo dire la nostra ed essere i progettisti di riferimento, dovremo portare l’acqua al mulino di chi vuol far finta di cambiare per non cambiare?

 

È una cultura che non mi appartiene, la nostra Categoria ha bisogno di professionisti che si devono distinguere per quelle competenze previste dall’art. 2 del nostro ordinamento professionale e che sono caratterizzanti la nostra professione e non per quelle comuni ad altre categorie professionali con le quali si deve comunque dialogare, ma non certo averne sudditanza.

 

Fare rete e cultura professionale, un modello ed un progetto, può rappresentare un grande motore di sviluppo sostenibile. Identità e rispetto per la nostra professione, buon lavoro dottori agronomi, dottori forestali, agronomi e forestali junior, biotecnologi agrari!

 

Andrea Sisti – Presidente CONAF

 

 

Proprio in veste di appartenente alla categoria e di Consigliere presso il proprio Ordine provinciale, il medesimo argomento era stato analizzato su questo blog da Giovanni Poletti nei precedenti articoli – “Agronomo” è superfluo?” – eDottore Agronomo o Ingegnere Agronomo?

 

 

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