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“Agronomo” è superfluo?

Intuizioni

 

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Tra i fautori del cambio – o scambio? – di qualifica Dottore Agronomo con Ingegnere Agronomo c’è anche chi propone il titolo Ingegnere dei Bio-Ecosistemi, cassando quindi definitivamente il termine Agronomo.

 

Al di là delle singole valutazioni sull’argomento peraltro già personalmente espresse in un precedente articolo, ciò che sorprende è il desiderio dell’avanti tutta.

 

In questa come in altre iniziative, con particolare riferimento a quelle on-line, significativamente incentrate sulle chiamate a raccolta quali sono i sondaggi, la richiesta di firme o gli inviti a partecipare a forum, pagine o gruppi di discussione, la benefica volontà di sensibilizzazione che nelle intenzioni originarie dovrebbe pervadere tali iniziative pare invece assottigliarsi, fino a confondersi pericolosamente, in una sorta di autodeterminazione, con la convinzione dei partecipanti di essere in grado di modificare il corso degli eventi a prescindere.

  • a prescindere da chi e perché tali richieste vengono avanzate
  • a prescindere dagli effetti che questi potranno avere su più ampia scala
  • a prescindere dall’esistenza di procedure già validate
  • a prescindere che gli stessi attori siano istituzionalmente preposti a ciò

 

Emerge l’impressione che venga premiata più la volontà di andare oltre, eccedendo nell’attenzione sul particolare a discapito di un contesto assai più articolato e necessario.

 

Con il rischio che i fautori oltrepassino, appunto, i promotori.

 

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Commenti

  1. by Federico on gennaio 31st, 2014 at 08:45

    Sono pienamente d’accordo.
    Finiremo col perdere una identità che stiamo cercando di ricostruire da qualche anno a questa parte!!

  2. by Giovanni Poletti on gennaio 31st, 2014 at 18:04

    Costruirsi una identità professionalmente riconoscibile e quindi “spendibile” è cosa tutt’altro che facile e sopratutto rapida.

    Occorre avere idee molto chiare, una sorta di “masterplan”, non legato alle singole persone ma a un progetto che sopravviva ad esse e su questo lavorare con azionne incessante.
    Il riconoscimento professionale come figura “attendibile e influente” richiede un lavoro molto meticoloso e lungo al quale se ti sottrai finirai per pagare, inevitabilmente, pegno.

  3. by toselli federica on febbraio 8th, 2014 at 17:34

    Sottoscrivo anch’io…………
    Ciao Federica

  4. by Luca on febbraio 21st, 2014 at 15:38

    Forse dimenticate che siamo prima di tutto cittadini italiani e come tali possiamo proporre qualunque riforma raccogliendo ad esempio delle firme. Possiamo farlo per cambiare il nostro titolo, come quello degli altri. Così come, se qualcuno volesse, per abolire l’ordine degli agronomi.

    Avrei tante cose da dire su questo argomento, ma le scrivo e poi le cancello, perchè quando leggo certe considerazioni mi rendo conto che scrivere qui è tempo perso.

  5. by Giovanni Poletti on febbraio 21st, 2014 at 18:57

    Salve Luca,
    il diritto di raccolta firme o altro sancito per legge non sono mai stati messi in discussione nei miei articoli, ciò che ho scritto dice ben altro.

    Concordo pienamente se si parla del diritto e dell’opportunità di sensibilizzare l’opinione pubblica su un determinato argomento come passo indispensabile per ogni cambiamento, questo compreso.

    Altro è però cambiare.

    Le cose che dovrebbero essere spiegate sono molte a partire dal fatto che io debba assistere più o meno quotidianamente a un accanito svilimento della mia professione da parte di soggetti – i termini colleghi e/o professionisti sono completamente fuori posto perché a tutt’oggi non è nemmeno chiaro chi ci sia dietro a tutto ciò – oltretutto ammantati della veste di innovatori.

    Io non vedo alcuna innovazione.

    L’innovazione risiederebbe forse nella convinzione che l’arbitraria e semplicistica appropriazione di un titolo – Ingegnere – ci consentirebbe di entrare nella competizione professionale a pieno titolo reclamando a quel punto un diritto al lavoro finora negato?

    Se così è, i contenuti del confronto sono davvero molto molto poveri.

    Una volta per tutte, credo fermamente che l’ignoranza che oggi è d’ostacolo alla piena diffusione delle professionalità della mia categoria non possa essere certo sconfitta dalla banalità di un titolo, Ingegnere o altro che sia.

    Ritengo che proprio verso quel mondo esterno l’atteggiamento di piagnisteo per mancate attenzioni e comprensioni debba invece lasciare il posto a un vero scatto d’orgoglio comune, colmando ad esempio in modo diffuso e compatto tutti quegli spazi presso Commissioni, tavoli di discussione, convegni, mezzi di informazione e quant’altro possa – o debba – accogliere proprio le nostre specificità lavorative.

    un cordiale saluto

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