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Il Paesaggio italiano: non solo sinonimo di panorama

 Agri_Cultura

Ambiente, Paesaggio, Alimentazione e Istruzione fanno parte dello stesso orizzonte culturale e civile, quello sancito dalla nostra Costituzione.

 

L’Agricoltura come poteva essere intesa fino a poco tempo fa non esiste più. Oggi è molto di più, al punto da poter essere considerata il crocevia di una rinascita economica e culturale.

 

Questo in sintesi è l’intervista rilasciata da Carlo Petrini, antropologo, giornalista, scrittore, fondatore nel 1989 del movimento culturale Slow Food e da Salvatore Settis archeologo e storico dell’arte a Fabio Fazio nella trasmissione televisiva Che Tempo Che Fa del 20 gennaio 2013.

 

 

Riportiamo di seguito il testo dell’intervista di Fabio Fazio (FF) a Carlo Petrini (CP) e Salvatore Settis (SS).

 

FF: a noi è venuto in mente che parole come territorio, agricoltura, cibo e paesaggio siano strettamente connesse e abbiano a che fare con il lavoro di entrambi però perchè  esattamente, non lo so. Quindi chiedo a voi: qual’è il nesso?

 

CP: il concetto di paesaggio è un concetto profondo che non riguarda solo le bellezze di questo paese ma riguarda anche la felicità delle persone che ci lavorano, ci vivono, la loro memoria. Impossibile quindi parlare di paesaggio senza parlare di agricoltura, di paesaggio o dei nostri centri urbani.

La visione del paesaggio solo attento alle cose straordinarie e belle è riduttiva. Il paesaggio è qualcosa che ci riguarda nell’intimo, è parte della nostra identità.

 

FF: questo è poi l’argomento per il quale il professor Settis si batte da anni e che cerca di diffondere in tutti i modi possibili. Sono parole che tutte insieme forse contribuiscono alla definizione perfetta di cultura.

 

SS: il paesaggio non va visto come un fatto estetico.

Il nesso di tutte queste cose io credo sia la salute ove per salute intendo la salute del corpo e della mente.

Così come bere acqua inquinata danneggia la salute del corpo, vedere un paesaggio rovinato a causa della cementificazione selvaggia rovina la salute della mente e distrugge la memoria.

Ritengo che tutte queste cose vadano veramente viste insieme.

 

FF: l’articolo 9 della Costituzione dice che la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura, la ricerca scientifica e tecnica, tutela il paesaggio e il patrimonio storico artistico della nazione.

Questo significa che, in Italia, paesaggio e cultura sono diritti del cittadino.

 

SS: fanno parte di un orizzonte di diritti.

La nostra è stata la prima Costituzione al mondo che ha introdotto queste leggi e solo in seguito copiate da altri, ricordo forse il Portogallo a questo proposito.

Noi siamo stati i primi al mondo a enunciare questo principio in modo così netto e così chiaro.

 

FF: chiedo una cosa a Carlo Petrini: il professor Settis ha scritto un libro per Einaudi che si intitola azione popolare, cittadini per il bene comune.

A proposito del bene comune, tu Carlo hai detto che la terra è il vero bene comune, per di più una risorsa non rinnovabile. Ne deriva che è il primo bene comune, giusto?

 

CP: si.

Poche settimane fa venne qui Olmi che sottolineava il valore e l’importanza della terra.

Io penso che un messaggio forte da dare alle future generazioni sia quello di avere amorevolezza per la terra.

La politica che non parla a sufficienza di questo bene preziosissimo è una politica strabica. Vedere solo l’aspetto del business, dell’economia, del denaro senza pensare allo straordinario patrimonio della terra, è riduttivo.

 

FF: all’importante capitolo della terra arriveremo tra poco.

Volevo intanto chiedere anche al professor Settis la definizione di bene comune partendo dal titolo del suo libro.

 

SS: penso sia molto importante distinguere il bene comune al singolare che ha un particolare significato di valore, dai beni comuni al plurale identificabili anche nei beni culturali, il paesaggio, l’ambiente.

Il bene comune vuol dire il bene di tutti, qualcosa che dobbiamo fare perché interessa non soltanto noi come individui ma noi come comunità, il che vuol dire anche le generazioni future.

Questo è quello che dice, tra le altre cose, la nostra Costituzione che non usa mai la parola bene comune ma usa interesse generale, utilità sociale.

La nostra costituzione è interamente dedicata al bene comune e bisognerebbe fosse chiaro a chi ci governa o, soprattutto, a chi ci governerà nella prossima legislatura giurando fedeltà proprio alla Costituzione.

La Costituzione non dice che viene prima lo spread e poi il bene comune e i diritti dei cittadini. Dice esattamente il contrario.

Dice che prima vengono i nostri diritti, il bene comune, l’agricoltura, il cibo, la qualità del paesaggio, la qualità della vita, la scuola, l’università, la ricerca: prima questi valori poi tutto il resto.

 

FF: tutela del territorio è un’espressione che ci dice anche una cosa ovvia, ovvero che c’è un territorio da difendere.

Volevo allora parlare proprio di numeri con Carlo Petrini visto che ogni giorno in Italia la cementificazione avanza con ritmi impressionanti.

Vuoi dare qualche dato?

 

CP: dall’inizio di questo secolo, 12 anni fa, abbiamo cementificato un territorio vasto come l’intera Lombardia.

Sono dati impressionanti. Stiamo perdendo suolo agricolo.

Ma è molto importante quello che stiamo realizzando in Italia dove centinaia di associazioni stanno lavorando come un fiume carsico, pur non sufficientemente riconosciute dalla politica. Attraverso questo forum del paesaggio, attraverso il ragionamento di associazioni ambientaliste si cerca di fermare questo scempio.

Perché noi consegneremo alle generazioni future una Italia più brutta se continuiamo di questo passo.

Bisogna fermare questa situazione drammatica che ruba territorio innanzitutto all’agricoltura, ma anche al paesaggio.

È questo il vero patrimonio che noi abbiamo per le mani e che non viene mai valorizzato.

C’è uno spread che è esattamente inverso a quello della Germania: noi abbiamo una realtà di bellezza impressionante e il fatto che non si capisca che questa è la nostra forza, la nostra economia è grave.

Una persona simpatica che avevi qui la scorsa settimana diceva questi sono gli asset nella manica.

 

FF: i famosi asset nella manica! Lapo…

Citando Pasolini, tu hai detto che il giorno in cui questo paese perderà i contadini, non avrà più storia.

 

CP: certo, contadini e artigiani.

Noi stiamo andando a tappe forzate. L’assurdo è che viviamo una situazione mediatica impressionante, su qualsiasi televisore che tu accenda a qualsiasi ora del giorno e della notte c’è qualcuno con le padelle in mano che parla…che parla…che parla. Ma se poi mancano i contadini, di che cosa si parla?

 

FF: torniamo a parlare di cibo perché anche lì ci sono dei dati impressionanti.

ProfessorSettis, per dirla tutta…ricorro al suo aiuto, abbiamo parlato in pochi minuti di paesaggio, di contadini, di terra e la parola che ricorrono sono: tutela, difesa.

Tutela e conservazione sono parole che nell’immaginario, per definizione, rimandano a qualcosa di conservativo e quindi di antitetico al progresso.

Poiché l’economia oggi è l’unico metodo di misura che governa il mondo, interrogarci e far capire il nesso che c’è tra lo sviluppo e la tutela potrebbe essere una cosa interessante.

 

SS: ma certo!

Quando si parla di tutela in senso conservativo è evidente che non si sa di cosa si parla.

Basti pensare a un dato molto semplice, il 44% del territorio italiano è a elevato rischio sismico.

Oltre il 10% è a elevato rischio idrogeologico.

Ciò riguarda, da vicino, la vita di 25 milioni di italiani.

Secondo un dato molto recente dell’Associazione Nazionale dei Costruttori (Edili) e del CRESME, per mettere in sicurezza il territorio italiano servirebbe spendere 1.200.000.000 € (un miliardo e duecento milioni di euro) l’anno per vent’anni.

Noi in questo momento spendiamo 400.000.000 € (quattrocento milioni di euro) l’anno divisi in un rivolo di Province, Comuni, Regioni, Stato: in pratica non stiamo facendo niente.

Noi stiamo rovinando il nostro territorio e il conto finale sarà inevitabilmente più salato.

Vogliamo salvare la nostra vita o no?

Quando si dice la cementificazione danneggia, mettiamo in sicurezza il territorio, significa far lavorare di più le imprese che invece ora lavorano distruggendolo per poter salvare le nostre vite.

E quando ci si chiede con quali soldi, ricordiamoci che nel 2011 non sono state pagate tasse (per evasione fiscale) pari a 142.047.000.000 (centoquarantadue miliardi e quarantasette milioni di euro).

Recuperiamo allora il 10% e salviamo l’Italia.

 

FF: è una considerazione che mi permette di ricordare un intellettuale italiano che sui temi ambientali scrisse in passato cose addirittura profetiche: Alex Langer, il quale sosteneva che la vera rivoluzione sarebbe riparare e aggiustare.

Riparare, tra l’altro, è un verbo bellissimo che ha tanti significati tra cui quello anche di dare riparo non solo alle cose ma anche proprio a coloro che riparano.

Da anni Slow Food, del quale come tutti sanno Carlo Petrini è l’inventore e fondatore, lancia i suoi allarmi e uno di questi riguarda il cibo che si manda al macero ogni giorno in Italia.

Non so perché ma credo che questo abbia a che fare con quello che stiamo dicendo sulla terra e sull’agricoltura.

Quanto cibo sprechiamo ogni giorno?

 

CP: sono cifre impressionanti.

Teniamo conto che a livello mondiale si produce cibo per oltre 12 miliardi di viventi, noi sulla Terra siamo 7 miliardi…e 1 miliardo di persone peraltro quasi non mangia….significa che quasi il 50% della produzione va nella spazzatura.

Cose assurde.

Per esempio in Europa la produzione biologica per il 30% viene buttata nel compost o non utilizzata.

Per la grande distribuzione se la carota non è perfetta, se la patata ha un piccolo tubercolo, è merce invendibile.

È questione di educazione.

Quegli stessi prodotti, dal punto di vista nutrizionale, sono validi esattamente come quelli esteticamente perfetti. È ora di finirla. Fintanto che esiste uno spreco di queste proporzioni…stiamo perdendo la trebisonda…veramente.

 

FF: ieri è apparso su Repubblica un tuo articolo in cui in qualche modo invitavi al ritorno dei giovani all’agricoltura come necessità di occupazione.

Poi riassumere per chi non l’avesse letto le cose che hai detto?

 

CP: penso che occorra prestare molta attenzione a questo discorso dell’agricoltura, facendo giustizia rispetto a un’immagine percepita come vecchia e obsoleta.

I giovani che oggi stanno tornando all’agricoltura sono persone che usano i social network, che hanno capacità di realizzare il loro lavoro garantendosi anche le vacanze o la possibilità di andare a teatro.

L’immagine di una agricoltura dove l’uomo è schiavo del suo lavoro è un’immagine vecchia.

E quindi se noi non incentiviamo questo ritorno all’agricoltura la situazione sarà drammatica perché l’età dei nostri agricoltori è mediamente di sessant’anni.

In futuro noi non mangeremo computer, avremo bisogno di qualcuno che torni alla terra e tornare alla terra è un investimento anche non gravoso per lo Stato.

Diciamo una cosa, se lo Stato riducesse la burocrazia che oggi impegna un contadino in misura dominante rispetto all’attività nei campi…

 

FF: quanti sono i contadini in Italia? Quanti sono gli addetti all’agricoltura?

 

CP: la forza lavoro nei campi alla fine della guerra (Seconda Guerra Mondiale) era il 50% della popolazione.

Oggi è di qualche frazione sopra il 3% e più della metà ha oltre sessant’anni.

Dicevi prima di questa tendenza a considerarci un po’ retrò, nostalgici…tutte balle!

Non c’è nostalgia! Qui c’è la nuova economia! Questa è l’economia del futuro!

Serve prestare attenzione a quelle realtà significative per cui il nostro Paese è guardato nel mondo con molto rispetto: la cultura, il patrimonio, il cibo!

Questo è il nostro petrolio… Cosa andiamo a cercare quando quello che serve lo abbiamo in casa?

 

FF: professor Settis, potrebbe spiegarci perché tutela del paesaggio, dell’istruzione, della ricerca in qualche modo coincidono?

Potreste farlo entrambi indicando, perché no, a chi vincerà le elezioni, quelle che secondo voi sarebbero le priorità dell’agenda politica da seguire

 

SS: secondo me, appunto, agricoltura e cultura sono la stessa cosa.

Questa serie di valori che si incentrano nella tutela del territorio e delle generazioni future vanno fusi in un progetto unico.

La scuola deve insegnare queste cose. La scuola non può essere mortificata in continuazione.

Non si può tagliare la spesa sociale intesa come scuola, sanità, Università, ricerca, musei per sanare il debito pubblico. Il debito pubblico va sanato diversamente, vanno innescate nuove modalità in cui l’economia verde ha una grandissima priorità.

Questa cementificazione che viene continuamente propagandata da molte parti politiche, se non da tutte…l’idea che la cementificazione è sviluppo…è completamente sbagliata.

Quando si cementifica, guarda caso, dove si va a costruire se non nelle aree più fertili del paese?

La Pianura Padana, la Campania…abbiamo intrapreso un percorso suicida: per uscirne la priorità è formare le generazioni future, stimolare la creatività, ricordarsi che non possiamo soltanto basarci sul turismo e sull’edilizia ma che ci sono anche altre cose.

Nei secoli scorsi l’Italia ha saputo creare ben altro. Perché non creiamo più niente? Perché non abbiamo più brevetti? Perché non facciamo più nulla? Perché lasciamo andare via i nostri ricercatori più bravi che all’estero scoprono di tutto e invece in Italia non trovano neanche i soldi per fare ricerca?

Rimettere al centro il futuro, le nuove generazioni, i giovani, focalizzare quello che la nostra Costituzione dice…ricordarsi che parlare di queste cose non è fare antipolitica, ma è legalità costituzionale.

 

FF: grazie professor Settis, davvero grazie.

Carlo abbiamo un minuto, vuoi dire la tua priorità, la numero uno?

 

CP: assolutamente fermare il degrado ambientale e capire come l’ambiente sia importante per una economia sana e favorevole allo sviluppo e alla crescita.

C’è una frase magica che gira frequentemente ultimamente per dare valore all’Italia bisogna incrementare lo sviluppo e la crescita. Ma questo è dare aria ai denti se non vai nello specifico!

 

FF: dare aria ai denti. Bella espressione!

 

CP: aria ai denti! Certo! Bisogna andare nello specifico.

E lo specifico sono proprio le cose che si stanno dicendo qui ora.

Se mi consenti parlo per metafora: attualmente stiamo coscientemente distruggendo il nostro patrimonio siamo come quelli a cui si guasta il riscaldamento e anziché ripararlo, bruciano i propri mobili.

Certo che ti scaldi! Ma dopo un po’ sarai ancora senza riscaldamento oltre che senza mobili.

Questa è la situazione in Italia. Stiamo bruciando il nostro patrimonio sull’altare dello spread, dell’economia, del denaro. Stiamo facendo un’ingiustizia alle generazioni che verranno.

 

FF: grazie a Carlo Petrini e grazie al professor Settis per essere stati con noi stasera.

 

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Commenti

  1. by toselli federica on febbraio 13th, 2013 at 09:54

    Questa intervista è stata molto interessante, perchè gli intervistatti hanno parlato in modo chiaro, tutto ciò di negativo che è stato influtto finora al sistema Natura, in nome di un progresso economico, che ha sconvolto il territorio ed anche lo stile di vita delle persone.
    L’ Agricoltura, per antonomasia, è il settore primario, al quale sono strettamente collegati tutti gli altri settori, però in questi ultimi 30 anni è stata messa all’ ultimo posto, sia dagli amministratori pubblici, che dal comune cittadino, perchè era stata persa la reale consapevolezza di quanto possa offire il mondo agricolo, che non ha processi brevi come le economie virtuali.
    Il fatto che il paesaggio, si legato alle coltivazioni tipiche del territorio,lo si nota ampiamente quando cisi sposta da regione a regione ed agli occhi più sensibili e/oesperti, balzano le minime differenze, tra i vari tipi di flora spontanea e coltivata.
    Il ritorno alla terra, come più volte è stato ribadito, non deve essere solo un fattore temporaneo, legato alla crisi “perchè comunque con la terra si mangia…”, ma debba essere un motivo di profondo convincimento, che possa essere il nuovo punto di partenza, sopratutto per chi ci lavorava già in precedenza e saper rispettare i “suoi” tempi.
    Rispetto significa anche quando si fanno le scampagnate, di non lasciare i segni del proprio passaggio, vale a dire bottiglie e lattine lungo i fossi.
    Rispetto è anche per il ruolo dell’ Agricoltore, il quale è il primo a preservare l’ ambiente, nel medesimo istante in cui svolge il suo ruolo.
    Per troppo tempo, gli Agricoltori sono stati legati all’ equazione, agricoltura=solo manualità e poca “tecnicità”, che non è così come è stato sottolineato durante la trasmissione.
    L’Agricoltura non è solo la produzione di alimenti, ma anche di: piante “ornamentali”, aromatiche piante per tinture vegetali, estratti erboristici ed agricosmetica.
    Le ultime voci, rappresentano le nuove frontiere: metodi antichi rivisti in chiave moderna; la gente ha una percezione non proprio chiara dell’ Agricoltore, se c’è ancora manualità, c’è anche innovazione e meccanizzazione agricola.
    L’Unico aspetto che ci lega ancora all’ antico stereotipo di “servo della gleba” è per quanto riguarda il reddito, che non sempre da garanzia delle totale coperture delle spese sostenute, almeno nelle piccole e medie imprese che sono la maggior parte della realtà produttiva italiana.
    Non dobbiamo dimenticarci che l’agricoltura oltre alle leggi di mercato e burocratiche, subisce le leggi del clima, quindi annata siccitose o troppo abbondanti di piogge, incidono significativamente sulle produzioni.
    Ad intgrare il commento, vorrei aggiungere le parole di Leister Brown, durante un’intervista recente a Bologna, per spiegare cosa rischia l’ umanità con la sua dissennata azione di sfruttamento delle risorse, nel momento in cui la Terra deve nutrire quantità crescenti di popolazioni.
    Leister Brown è uno dei più importanti osservatori mondiali sullo stato di salute del nostro Pianeta e vorrei citare letteralmente, quanto ha detto, che a mio parere questo sta a spiegare gli sbagli compiuti finora.
    ” I governi ragionano con logiche vecchie, basate esclusivamente su valutazioni economiche e di mercato ora superate. In più, i decisori non sanno nulla di scienze della terra, di climatologia, di agricoltura e di tutto ciò che ha a che fare con la capacità del pianeta di nutrirci. Il problema più serio è proprio la miopia di chi governa, che pensa all’ agricoltura, come ad una grande fabbrica , ingegnerizzando il sistema agricolo. Ma la natura si ribella: la fotosintesi ha i suoi tempi, che non si possono modificare. I politici non sanno nulla di agronomia, non si rendono conto che il fabbisogno di acqua per l’ irrigazione inun’ agricoltura ingegnerizzata, cresce in modo esponenziale. Chi ci governa si basa sulle conoscenze in tema di produttività dei terreni, ma non sui fondamentali indicatori di produttività, legati all’ acqua”.
    Vale la pena rifletterci, perchè gli agricoltori si sono evoluti nel tempo, ma QUALCUNO è ancora rimasto indietro!

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