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Un’intervista di Radio Popolare sugli alberi monumentali di Milano

Podcast radiofonico

Intervista RadioPopolare_alberi monumentali MI by Doc Green Giovanni Poletti on Mixcloud

 

Radio Popolare intervista Giovanni Poletti in merito alla presenza e al significato degli alberi monumenali di Milano, mercoledi 11 luglio 2012.

 

RadioPop: parliamo di alberi perché c’è un piano per la tutela e la valorizzazione degli alberi di interesse monumentale lanciato dalla provincia di Milano che chiede ai cittadini di mappare la presenza di queste piante nel territorio provinciale.

In che modo? Andando sul sito della Provincia c’è una sezione dedicata dove si trovano tutti i moduli per indicare gli elementi di cui si è a conoscenza, in particolare l’indirizzo, poi se si trova se su suolo pubblico o privato e volendo si possono aggiungere anche fotografie.

Da qui in poi la provincia promette di partire con le opere per tutelare la flora storica nel milanese e allora noi ne parliamo con un ospite.

 

Dò il benvenuto a Giovanni Poletti che è Agronomo, si occupa di Verde urbano e in passato ha realizzato il censimento degli alberi per la zona di Milano. Benvenuto! Buongiorno!

 

DOC: buongiorno!

 

RadioPop: innanzitutto, anche se gli ascoltatori già lo sapranno, per capirci che cos’è, che caratteristiche deve avere un albero per essere considerato monumentale?… Storico, grande, gigantesco…

 

DOC: la domanda appare semplice ma è tutt’altro che semplice perché nell’accezione popolare un albero monumentale è una pianta molto grande, molto vecchia. In realtà non è sempre così.

Potrebbero esistere dei carteggi, delle documentazioni che fanno risalire a particolari momenti o particolari azioni del passato piante di particolare valore.

Potrei citare a Milano l’albero che si dice piantato da Napoleone oppure, ed è la cosa più interessante che introduce il piano particolareggiato della Provincia, il fatto che ci siano dei particolari legami affettivi della popolazione rispetto a piante, quindi un particolare sentire che la popolazione può avere nei confronti di particolari alberi

 

RadioPop: quindi a prescindere dall’età, se l’albero in questione è presente da alcune generazioni in un determinato quartiere va segnalato!

 

DOC: certo, certo diciamo che comunque deve essere una pianta ritenuta “ significativa”.

Non basta affermare che una pianta per la quale si nutre particolare affetto.

Mi vengono in mente le battaglie che poco tempo fa furono fatte sempre a Milano da una parte della popolazione nei confronti di una Paulonia che, infestata dai ratti, il Comune per questo voleva abbattere e grazie a una sollevazione popolare è stato poi salvata.

Diciamo quindi che, al di là del fatto che quella nello specifico potesse essere una pianta degna di essere indicata come monumentale, ci sono sicuramente delle situazioni in cui la partecipazione popolare può giocare un ruolo fondamentale.

 

RadioPop: ultima questione. Come si lavora per la loro tutela? Se vogliono tagliare una pianta, tutelarla è facile, ci si mobilita perché ciò non avvenga; viceversa?

Come si aiuta un albero monumentale, di pregio?

 

DOC: sostanzialmente occorre capire che siamo di fronte a un essere vivente che comunque è mutevole nel tempo, che cambia esigenze e caratteristiche a seconda della fase di vita in cui si trova, con cambiamenti fisiologici che vanno assecondati e valutati nel contesto dei cambiamenti ambientali.

In assoluto la parola d’ordine è prevenzione.

Evitare di fare danni ed evitare cambiamenti bruschi.

 

RadioPop: grazie Poletti, con il sito si arricchito avremo modo di risentirci, nel frattempo le auguro buona giornata!

Salutiamo quindi Poletti che è Agronomo, in passato si è occupato del censimento degli alberi della zona di Milano, a presto dunque!

 

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Commenti

  1. by federica toselli on agosto 11th, 2012 at 18:32

    Complimenti per l’intervista sostenuta con estrema professionalità che ti è tipica; solo adesso scrivo perchè ho impiegato un po’ di tempo per trovare un articolo interessante su un albero monumentale: l’Olmo di San Felice sul Panaro (MO), definito anche Olmone, per le sue dimensioni monumentali, appunto.
    San Felice sul Panaro, il mio paese natìo, è diventato famoso per il terremoto che lo ha colpito assieme ad altri comuni di quell’ area; ma ha anche una storia legata all’ Olmone, un bell’ esemplare di Ulmus campestris,che è morto a causa della grafiosi(Graphium ulmi, di cui è rimasta la pianta morta per ricordare la sua maestosità e generosità.
    A sottolinaare la sua magnificenza, è stata scritta una fiaba, di cui ho stralciato alcuni pezzi.
    Questa è la “Vera fiaba dell’ Olmone di S. Felice”, di Cristina Pellegrini.
    C’era una volta e adesso non c’è più l’Olmone di S. Felice. Era un albero gigantesco e maestos, alto più di 22 metri-come un palazzo di sei piani-e per abbracciare il suo tronco ci sarebbero voluti quasi cinque di voi. L’Olmone spiccava sulla pianura straordinariamente grande e bello. Lo si vedeva anche da molto lontano e quando i viaggiatori lo avvistavano, all’ orizonte, sapevano di essere ormai arrivati a San Felice. Era il simbolo del paese e tutti lo amavano, come fosse una persona di casa.
    L’albero era antichissimo: 400 o forse persino 500 anni di età. Questo significa che, probabilmente era già grande quando Colombo scoprì l’America e che ha visto scorrere sotto i suoi rami i fatti più importanti della storia del nostro paese.
    Inonni dei nonni, dei nonni….hanno goduto del fresco della sua ombra e se chiedi al tuo nonno, ma anche ai tuoi genitori, probabilmente se lo ricordano ancora e te ne possono parlare. Possono parlarti dell’ energia e del senso di pace che l’Olmone trasmetteva a chi si sedeva sotto i suoi rami, della bontà che ispirava e possono raccontarti le leggende ed i fatti che,nei secoli, hanno visto protagonista la storia di questo albero magico

    Che il nostro grande bellissimo Olmone godesse di una particolare protezione dal cielo, non ci sono dubbi. Pensa che, durante la seconda guerra mondiale, i tedeschi mentre si stavano ritirando, passando sotto l’ Olmone ebbero la disgraziata idea di parcheggiargli vicino, un autotreno carico di munizioni e proiettili. Mentre era fermo lì, l’ autotreno venne bombardato da un aereo inglese ed il suo carico s’incendiò iniziando ad esplodere. Le esplosioni durarono per ore, malgrado fosse vicino a quell’ inferno, l’Olmone non si incendiòe sopravvisse alle numerose schegge che lo colpirono.
    Doveva essere stanco, così vecchio com’era, il nostro Olmone, quando ha lasciato che la grafiosi, attaccasse le sue radici. Con enorme tristezza la gente del paese che lo amava profondamente, ha visto perdere il suo splendore. La sua chioma si è ridotta, sino a scomparire, ha perso i rami e lui è deperito, piano piano, resistendo quasi per 10 anni, ad un male che ce ne mette al massimo due ad uccidere gli olmi più robusti, ma alla fine nell’ autunno del 1978 si è arresa.

    Il proprietario del terreno su cui sorgeva l’albero , non volle che fosse abbattuto. Fece tagliare i rami pericolanti e coprire la cima del tronco cavo con un telo impermeabile, per preservarne il più possibile quanto ne era rimasto.”L’Olmone”disse”non doveva essere tolto dalla mano dell’ uomo, deve cadere per consunzione e quando ciò avverrà , al suo posto, deve sorgere una colonnina di marmo per accogliere l’ immagine della Madonna, che in precedenza, era appesa al tronco.
    Infatti nel settembre 2003, venne inaugurato un monumento e contemporaneamente, piantato un giovane esemplare di olmo, con la speranza che diventi come “il suo avo”.
    Dell’ Olmone, anch’io ho un ricordo vago perchè ero molto piccola e l’ ho visto nella fase decadente; di esso è rimasto il quartiere, una via una pizzeria a lui dedicato e sono fiera, perchè anche San Felice, nel suo piccolo, ha avuto il suo gigante verde.

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